Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Archivistica
anno <1996>   pagina <270>
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270 Libri e periodici
ci informa già sulla realtà sociale ma sui produttori (o inventori) déll'etnidtà: gli intellettuali. Questa circolazione tra intellettuali e immagini da loro co­struite si esprime, rispetto alla realtà sociale, attraverso la presunzione che il discorso sulla realtà crea la realtà (pp. 118-119). Ciò che viene contrapposto a questo ritorno dell'emigrante come soggetto passivo, non più di processi macroeconomici ma di operazioni d' immagine compiute al suo esterno, è la convincente rivendicazione di una identità composita, come del resto tutte le identità, frutto di complessi processi di interrelazione. Come scrive vibra­tamente Devoto: Gli anonimi immigrati non sono una pagina in bianco nella quale altri costruiscono una o molte identità, ma piuttosto una pagina scritta nella quale si aggiungono, cancellano, sovrappongono altre parole, immagini, simboli, verso i quali il soggetto coinvolto non può rimanere indifEerente (p. 122). Anche se dedicato esplicitamente ed esclusivamente alle ricerche sull'emi­grazione, il volume di Devoto si iscrive nel più generale dibattito sulle ten­denze della storiografia contemporanea, considerata su scala veramente interna­zionale, apportando ad esso un contributo critico originale, che conferma la presenza in Argentina di una tradizione di studi nell'ambito delle scienze so­ciali di grande quanta.
DORA MARUCCO
ELIO APIH, II socialismo italiano in Austria. Saggi (Civiltà del Risorgimento, 34); Udine, Del Bianco, 1991, in 8, pp. 187. L. 25.000.
Con la pubblicazione, negli anni ottanta, da parte di varie riviste dei saggi sull'esperienza liberale di Giuseppina Martinuzzi, sulla militanza socialista di Valentino Pittoni, sulla genesi dell Irredentismo adriatico di Angelo Vivante e sulle cooperative operaie di Trieste, Istria e Friuli, ora raccolti nel volume Il socialismo italiano in Austria, dell'editore Del Bianco, lo storico Elio Apih offre agli studiosi un ulteriore e prezioso studio per un approfondimento della storia triestina e giuliana, negli anni ormai lontani della finis Austriae. Egli è il raffinato ed attento indagatore del trascorso di Trieste e della Venezia-Giulia, già autore di tanti e meritevoli lavori, dedicati a quelle terre dal pas­sato così peculiare e complesso proprio per i molteplici aspetti nazionali, lin­guistici ed economici là presenti. Il libro ripercorre i momenti più significativi delle vicende politiche ed umane di quanti, uomini e donne, in una Trieste borghese e colta, raffinata ed intraprendente, diventano, per scelta ideale ed impegno sociale, partecipi delle lotte e passioni, degli scontri e fallimenti, delle vittorie e speranze del socialismo triestino dell'epoca. È la Trieste del Lloyd e dei commerci, del caffé Tommaseo e della casa Panzera; la città cosmo­polita, in cui si fondano soprattutto il dialetto e l'italiano, lo sloveno e il tedesco e dove la chiesa, il tempio e la sinagoga sono i luoghi privilegiati di preghiera. Sono pure gli anni di Slataper e Quarantotti Gambini, Stuparich e Saba, giovani studenti, che, sin dai banchi di scuola sia nelle domenicali escursioni sul vicino Carso, maturano intellettualmente, offrendoci presto le loro prime esperienze letterarie, momento iniziale di quella che sarà la grande produzione culturale del Novecento triestino. Ma è anche la città punto di convergenza e di scontro degli opposti nazionalismi, italiano e sloveno, en­trambi con le loro inconciliabili visioni di Trieste città italiana e slava; è il momento in cui odio e intolleranza finiranno col produrre effetti negativi nel