Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Archivistica
anno <1996>   pagina <271>
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Libri e periodici 271
tempo a venire, caratterizzandolo così nell'alternarsi delle ore, dei giorni, delle stagioni. Italiani e Sloveni, infatti, guardano con prospettive diverse a Trieste o irsi come alla loro città. I primi sono consapevoli del ruolo di nazione storica e di indiscutibile maggioranza cittadina e, sul finire del XIX secolo, si sentono vieppiù minacciati dall'incremento demografico e urbano sloveno. Di conseguenza, essi indirizzano tutte le loro scelte politiche, almeno per quanto riguarda la componente liberal-nazionale, reggitrice del Comune-Dieta, nella di­fesa assoluta dell'italianità triestina, in un atteggiamento di netta chiusura e contrapposizione verso la componente slava. Da parte loro, gli Sloveni, giunti ormai alla maturazione nazionale, come risultato del generale e complesso ri­sveglio delle nazioni non storiche, collocate nell'Impero austro-ungarico, inclu­dono il Kras (il Carso), Trst e il primorje (litorale) nella visione di una patria slovena. Ne consegue l'mconciHabilità e lo scontro tra le due esasperate anime cittadine. Una situazione che non tarderà ad allargarsi anche in Istria e Dal­mazia, cioè là dove, per efletto della storia, abitano le genti italiane, slovene e croate. Così, i figli di quelle terre, dalla bianca roccia, assolate e ventose, dal penetrante odore salmastro, conoscono una realtà di odio totalizzante e quotidiana incomunicabilità, risultato del cieco nazionalismo, che lacera e pe­netra fin nelle carni degli uomini.
Elio Apih ricostruisce i momenti e tratteggia i personaggi del socialismo triestino, tra Ottocento e Novecento, sullo sfondo di una realtà, come s'è detto sommariamente, difficile e drammatica. È la storia di tutti coloro che, impegnati nelle organizzazioni di partito e nelle cooperative, sulla stampa e nelle assemblee di Trieste e Vienna, non si arrendono alla inevitabilità dello scontro nazionale, e ciò è ormai la costante della lotta politica cittadina di quegli anni. Ecco, Pinfluenza della socialdemocrazia austriaca, il congresso di Brìinn-Brno (1899) e l'austromarxismo, con la teorizzazione della superiorità del Nationalitàtenstaat sul Nationalstaat e l'attività del Circolo di Studi sociali e delle cooperative operaie, e l'impegno di Valentino Pittoni, di Angelo Vivante e di Giuseppina Martinuzzi. È il tempo dell'interessante elaborazione marxista, di ambiente triestino, che tenta di rispondere alle aspettative delle masse e di trasformare la società; cioè di una politica, che, interprete e portatrice della visione progressiva del mondo, piuttosto che delle diatribe nazionali, sia capace di affermare l'idea della civiltà socialista, della progressiva costruzione di una civiltà del lavoro entro ambiti del sistema cosiddetto capitalista, resi autonomi e con ciò potenziali eredi e successori di esso .n Naturalmente tale politica è resa ancora più ardua dalla consapevolezza, ben presente nei socialisti giu­liani, di agire nel contesto atipico e peculiare di una Trieste, centro di conver­genza delle antitetiche visioni nazionali di più popoli. Opzione certamente non facile: il Partito socialista italiano in Austria diventa il bersaglio privile­giato dei liberal nazionali, che individuano in quelle scelte il tradimento del­l'irredentismo. Così, Giuseppina Martinuzzi, Angelo Vivante, Valentino Pittoni sono i tre nomi prestigiosi della tradizione operaia triestina. Diversi impegni scolastico, giornalistico e parlamentare , ma medesimo progetto politico e sociale, scaturito dalla coraggiosa e meditata analisi dei variegati aspetti della realtà della Venezia-Giulia, quando l'odio e la passione determinano le scelte dei figli di una stessa terra. Dunque, internazionalismo e rinnovamento del­l'Austria su nuove e inedite basi federali e democratiche, legame culturale e civile con la nazione italiana e dialogo plurietnico sono i capisaldi del pro-
D ELIO APIH, Trieste, Bari, 1988, p. 92.