Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Archivistica
anno <1996>   pagina <272>
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getto proposto dai socialisti triestini. In definitiva, è la visione moderna e coraggiosa dell'irredentismo culturale, cioè di Trieste quale centro irradiatore di valori umani e civili, città ispiratrice di pacifica e proficua convivenza fra individui di una comune terra. I fatali colpi di Princip, e la terribile guerra ad essi seguita, faranno crollare le speranze e i progetti di tante appassionate battaglie. Poi il Fascismo, con la sua logica di irredentismo politico alla Timeus, si incaricherà di annullare violentemente ogni forma di dialogo e convivenza fra le diverse etnie.
ALESSANDRO MANCINI - BARBIERI
GASTONE MANACORDA, Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892-13; Roma, Editori Riuniti, 1993, in 8, pp. XX-259. L. 35.000.
Com'è noto, questo libro fu edito per la prima volta nel 1968, per i tipi Einaudi, ma su richiesta dello stesso autore ne venne fatta una tiratura limitata, fuori commercio, per una circolazione prettamente accademica, in at­tesa di una versione definitiva che non venne, però, mai portata a termine (si veda tuttavia il saggio su Crispi e la legge agraria per' la Sicilia , che rappresenta un'estensione di uno dei progettati capitoli finali, pubblicato da Manacorda nel 1972 su Archivio storico per la Sicilia orientale).
Nonostante queste vicende, che non ne hanno certo facilitato la diffusione, l'opera di Manacorda ha costituito un importante punto di riferimento per la ricostruzione della storia dell'Italia post-unitaria e va quindi accolta con estremo favore la decisione dell'autore di ripubblicarla, apportando solo poche modi­fiche di carattere per lo più formale e cambiando leggermente il titolo, premet­tendo a quello originario ciò che, sinteticamente, può ritenersi la conclusione della sua ricerca: dalla crisi alla crescita .
Manacorda, infatti, ricostruisce nel suo libro la lotta politica in Italia nel periodo cruciale che va dal 1893 al 1896, quando gli efletti della crisi agraria e della depressione economica mondiale che avevano colpito l'Italia raggiun­gono il culmine, innestando ed intrecciandosi con avvenimenti quali i Fasci siciliani e i grandi scandali bancari. Da tale crisi, tuttavia, nascono le basi per il decollo industriale degli anni successivi, grazie soprattutto ad un rinnova­mento e miglioramento delle strutture economiche del paese.
A questo fine mirarono, con intendimenti e strumenti diversi, tanto Gio-litti che Crispi, i cui governi si succedettero tra il 1893 e il 1896, ma fu con quest'ultimo che vennero varate le più importanti riforme: risanamento del bi­lancio, attraverso una politica di prelievo fiscale (di cui il provvedimento più importante che venne attuato fu la famosa riduzione della rendita ) e conte­nimento della spesa; rinnovamento della struttura bancaria del paese, sconvolta dagli scandali, con la costituzione della Banca d'Italia (istituita, com'è noto, da Giolitti nel 1893) e il conseguente riordinamento della circolazione, crean­do in tal modo le premesse per la fondazione di due nuovi importanti istituti) quali la Banca Commerciale e il Credito Italiano.
Tuttavia, l'azione di Crispi non fu altrettanto vincente nel campo delle riforme sociali, che, a iparere di Manacorda, costituivano parte integrante del suo programma: le leggi agrarie, infatti, non videro mai la luce così come ven­nero aspramente combattute e, infine, respinte, le parti più ardite e socialmente significative (quali l'introduzione di un'imposta generale sull'entrata, cfr. pp.