Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Archivistica
anno <1996>   pagina <275>
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Libri e periodici
politico spesso frustrante ma vissuto sempre con una intensità ed una dedi­zione difficili da incontrare altrove. Nella ricostruzione offertaci da Ficcadenti del rapporto che ad Albani, fautore di un mazzinianesimo intransigente ma anche sostenitore di aperture collettivistiche, lega questi personaggi più o meno oscuri della provincia, l'elemento di novità è dato, a mio parere, dal presup­posto che qui emerge e che non è quello consueto dei quattro gatti che, come i capponi dì Renzo, con la loro litigiosità e i loro personalismi rendono ancora più tragica una situazione già di per sé poco allegra perché isolata dalla vita reale delle moltitudini e dunque tagliata fuori da qualunque possibilità di pro­tagonismo. Se anche può esser questa l'impressione che si ricava inizialmente dal proliferare delle sigle, dei giornali, perfino dei municipalismi, e dalla vi­stosità di certe contrapposizioni, ciò che si coglie approfondendo la conoscenza di questo materiale umano e politico testimonia invece una profonda coesione morale: Il mazzinianesimo è una tremenda unità poliedrica , scriverà nel 1919 uno di questi apostoli (qui citato a p. 134), evidentemente capace di an­dare oltre le apparenze delle diatribe e delle gelosie sino a toccare la sostanza di quella che era prima di tutto una battaglia ideale.
Il cemento che tiene insieme tutte le sparse attività dei mazziniani mar­chigiani è costituito dalla fedeltà ad un sistema di valori che viene abbracciato proprio perché ancora da realizzare. Ma la scelta che così viene compiuta non è solo quella di una piatta ed acritica ortodossia, che quasi confermerebbe l'accusa di dogmatismo tante volte ripetuta nei confronti del pensiero di Maz­zini. Era logico, infatti, che questi suoi discepoli cresciuti a cavallo tra l'Ita­lia umbertina e quella giolittiana si dessero una struttura apparentemente fra­stagliata, da movimento d'opinione piuttosto che da partito. Ponendosi sulla strada non del pochi ma buoni , come qualcuno di essi amava ripetere, ma dell' anche pochi purché buoni , i mazziniani potevano permettersi di essere per certi versi un non-partito, sottraendosi alle difficoltà della ricerca di un consenso di massa che in quelle condizioni non li avrebbe premiati. I perio­dici tentativi di riunirsi a congresso per unificare le energie diventavano allora non tanto una scadenza ineludibile ed una occasione di dibattito quanto un fattore di propaganda e di visibilità.
Questo spiega almeno in parte il rapporto complesso che questo mazzi­nianesimo delle ex province pontificie aveva con Albani e l'attaccamento quasi ossessivo ai principii dell'intransigentismo: un intransigentismo laico, antimasso­nico e perfino antirepubblicano in un momento storico in cui il repubblicane­simo ufficiale, quello rappresentato dal partito nato nel 1895, pareva essersi consegnato definitivamente alle logiche elettoralistiche e dunque alla compati­bilità con le istituzioni monarchiche. Era cioè un rapporto in cui la dialettica occasionalmente poteva arrivare sin quasi alla frattura, ma non troncava mai anzitutto il vincolo umano, che era tale da resistere a qualunque dissidio, e nemmeno ogni residua possibilità di collaborazione: per quanti ondeggiamenti potessero verificarsi, per quanto da taluni si ponesse in discussione la linea vo­luta da Albani, c'era sempre qualcosa a tenere insieme queste vite, fosse anche la pura e semplice negazione del regime monarchico. Questo qualcosa, in una realtà contraddistinta da una periferia senza centro o da un centro abbastanza labile (Albani non ebbe mai il controllo pieno di tutto il movimento e spesso si trovò a dover fare i conti, oltre che con le varie disseminazioni regionali del mazzinianesimo, con il fiorentino A. Giannelli, propugnatore di una orto­dossia anche più rigida della sua), va individuato nella fedeltà alla lezione mazziniana e nel potere di aggregazione che essa continuava a conservare an­che in presenza di un regime monarchico ormai consolidato. Perciò il filo che legava tra loro tutte queste esperienze di lotta non si recise mai. Non lo