Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Archivistica
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1996
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280
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Libri e periodici
AA.W., Le pacifisme en Europe des années 1920 aux années 1950, sous la direction de Maurice Vaisse; Bruxelles, Bruylant, 1993, in 8, pp. 455. S.p.
Dal 3 al 5 dicembre 1992 si svolse a Reims il Convegno internazionale Le Pacifisme en Europe des années vingt aux années cinquante. Organizzato dal Centre ARPEGE (Association pour la Recherche sur la Paix et la Guerre) e diretto da Maurice Vaisse, professore di Storia Contemporanea all'Università di Reims, esso vide la partecipazione di studiosi francesi, italiani, belgi, tede-seni, polacchi, russi, britannici, canadesi e statunitensi, i cui testi, opportunamente rielaborati, sono confluiti nel presente volume.
Opera di notevole rilievo, il libro curato da Vaisse si colloca cronologicamente in gran parte al di fuori dell'arco di tempo di cui si occupa questa rivista. Tuttavia è opportuno fare qualche considerazione circa la comunicazione dell'italiano Gianni Oliva, per tornare brevemente sullo stato delle ricerche sul pacifismo italiano dall'età della Restaurazione alla Grande Guerra, su cui già ci soffermammo recensendo gli Atti del Convegno di Stuttgart (1985) su Mou-vements et initiatives de Paix dans la Politique Internationale, 1867-1928 (Rassegna storica del Risorgimento, a. LXXXI, 1994, pp. 425-426).
Preside negli istituti superiori statali e docente di Storia Contemporanea alla Scuola di Applicazione di Torino, storico degli Alpini (1985) e dei Carabinieri (1992) ma soprattutto esperto della Resistenza, cui ha dedicato la monografia La Resistenza alle porte di Torino, prefazione di Guido Quazza, Milano, 1989 e la recentissima, equilibrata e stilisticamente godibilissima sintesi I vinti e i liberati. 8 settembre 1943-25 aprile 1945. Storia di due anni, Milano, 1994, col saggio Pacifisme et antimilitarisme en Italie 1918-1922: le débat sur la guerre (pp. 89-106) Oliva riprende gli studi culminati nel 1986 nella sua indagine su Esercito, paese e movimento operaio. L'antimilitarismo dal 1861 all'età giolittiana.
Senza nessun aggiornamento bibliografico, tuttavia. Sicché, per esempio, a proposito di Ezio Bartalini e della Pace non cita la fondamentale indagine di Ruggero Giacomini, Antimilitarismo e pacifismo nel primo Novecento. Ezio Bartalini e La Pace, 1903-1915, Milano, 1991, 2a edizione. Del pari. Oliva ignora il robusto volume di Antonio Casali su Claudio Treves. Dalla giovinezza torinese alla guerra di Libia, Milano, 1989, ove è ben delineato il pacifismo del futuro Marchese di Caporetto, come Benito Mussolini avrebbe con disprezzo bollato il grande leader riformista.
Ancora più deludenti sono poi gli accenni al pacifismo borghese di Ernesto Teodoro Moneta, e assolutamente errata è l'attribuzione all'Unione Lombarda la società di cui il Premio Nobel per la pace 1907 fu il più autorevole e infaticabile presidente d'un pacifisme humanitaire d'origine tolstoienne (p, 91), mentre il sodalizio insubre sempre respinse vigorosamente non solo il pacifismo intransigente dei Quaccheri ma anche la non-violenza tolstoiana.
Niente dunque potrebbe documentare la grande arretratezza in cui versano (a parte alcune, anche molto perspicue, analisi) gli studi sul pacifismo italiano, e soprattutto la sottovalutazione di questo importante filone di ricerca, meglio del presente testo ài uno storico per altro informatissimo e avvertito quale Gianni Oliva.
CLAUDIO SPIRONELLI