Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno
<
1921
>
pagina
<
350
>
350 Ottorino Montenoveti
I proclami.
Il partito di azione, che aveva concepito e attuato il piano da noi descritto, si era preoccupato anche, con l'opera di Luigi Farmi, del Biancoli e di certo Poggi, di Cesena, di far compilare alcuni proclami, che furono poi, durante i giorni della rivoluzione, ampiamente diffusi. Di tali proclami, uno era rivolto ai principi e ai popoli di Europa, per sollecitare tutto un vasto piano di riforme; un secondo, conteneva le norme da seguire nel prossimo moto rivoluzionario; due altri si indirizzavano alle popolazioni dello stato pontificio, e l'ultimo, finalmente, chiedeva ai soldati di non difendere il governo teocratico. Li stampò nella sua tipografia Giacomo Grandi, (1) il quale fu obbligato a fare il lavoro due volte, avendo dovuto distruggere in seguito al non riuscito tentativo rivoluzionario del 10 settembre, quelli già impressi.
Eccoli nella loro integrità:
li
Manifesto delle popolazioni dello Stato Romàno ai Principi ed ai Popoli d'Europa.
Allorquando il Pontefice Pio Settimo veniva restaurato nei domìnio di questi Stati, dava fede colle parole mandate innanzi al Motn-Proprio del 1816, di .stabilire una maniera di Reggimento, che ritraesse da quello del cessato Regno d'Italia e fosse accomodato ai bisogni della progrediente civiltà. Ma non andò gnari, che essendosi pubblicato il codice civile e criminale, si parve manifesto lo stadio di fare copia di un passato odioso, anziché mantenere le date promesse, e seguire i consigli che il Congresso di Vienna aveva fatti alla Romana Corte. Nn lindi mono, per quanto fosse amara alle popolazioni la deiasione delle concepite speranze, e por quanto andassero poco a' versi dello medesimo la signoria non solo, ma la privilegiata podestà e fortuna del Ceto Chioricale, ohe teneva lontano il laicale dai principali onorii e ministerii, puro il malcontento non si tradusse in atti violenti, sebbene, borrendo gli anni 1821 e 1822, Napoli e Torino levassero grida ed insegne di libertà. Ma poseiaehe gli Austriaci ebbero compressi i moti di
(1) 11 Grandi approfittava anche della sua professione di tipografo, per mandare a Roma, col pretesto delle associazioni a opere letterarie, un tale Massimiliano Grazia, del quale si serviva ampiamente per la propaganda rivoluaionaria.