Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XX
anno <1996>   pagina <291>
immagine non disponibile

FONTI E MEMORIE
RENZO DE FELICE
La scomparsa di Renzo De Felice priva la cultura italiana di uno dei suoi storici migliori, largamente noto anche fuori dei nostri confini. La sua qualità preminente, appunto il suo essere storico, era costituita dalla capacità di ricostruire il passato attraverso una ricerca instancabile di tutte le fonti che potevano permetterne una nuova lettura, senza remore di alcun genere e soprattutto senza timori nei confronti di giudizi conso­lidati.
Per questo motivo gli scritti di De Felice come tutto ciò che cerca di innovare e che ci obbliga a rimettere in discussione antiche con­vinzioni sono stati spesso accompagnati da persistenti polemiche. Penso, ad esempio, alla Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, pubblicata nella einaudiana Biblioteca di cultura storica , e presentata da Nino Va­leri, Rosario Romeo e Sergio Piperno sul finire del novembre 1961 alla libreria Einaudi, a Roma, sita allora in via Veneto. Il tema era scottante ed era facile, senza alcun bisogno di forzare i toni, cedere alla tentazione di scrivere un'opera destinata prevalentemente, se non esclusivamente, a commuovere o a indignare. De Felice che aveva già affrontato il tema, in un altro spazio temporale, alcuni anni prima, quando aveva pubbli­cato un consistente saggio sulla prima emancipazione degli ebrei (Per una storia del problema ebraico in Italia alla fine del XVIII secolo e all'inizio del XIX, in Movimento operaio, 1955, pp. 681-727) scelse la strada più difficile, cioè quella storica , volta ad analizzare, al di là della netta condanna di principio, una manifestazione così aberrante dell'uomo.
Alla tesi del rappresentante più noto dell'antisemitismo italiano, Gio­vanni Preziosi, finito suicida nell'aprile del 1945, che gli ebrei pur essendo una minuscola minoranza (nel 1938 non raggiungevano le 50.000 unità su una popolazione di oltre 40 milioni di abitanti) avevano in Italia una posizione predominante in quanto preposti alle direttive dei centri nervosi della vita nazionale , De Felice ribatté, proprio sulla base delle rilevazioni fasciste, che in realtà gli ebrei erano presenti in tutti gli strati della popo­lazione, dai liberi professionisti ai dirigenti agli artigiani agli impiegati