Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
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1996
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292
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292 Giuseppe Talamo
agli operai ai salariati. De Felice dimostrò inoltre che l'antisemitismo, che non aveva alcun precedente storico in Italia, era stato fatto proprio da Mussolini per la necessità di allinearsi con Berlino, cioè di eliminare ogni frizione e dissonanza con l'alleato . Sull'altare dell'alleanza con Hitler (egli scrisse) Mussolini sacrificò senza pensarci un momento gli ebrei italiani, pur non credendo veramente alla loro "colpa" e commettendo cosi un crimine forse anche più mostruoso di quello commesso dai nazisti che, almeno, alla "colpa" degli ebrei ci credevano; come sacrificò spontaneamente gli ebrei ad Hitler, così, se si fosse alleato con Stalin, avrebbe sacrificato qualcosa d'altro (p. 522). L'afférmazione era suffragata da una esplicita dichiarazione tratta dalle memorie di Edvige Mussolini {Mio fratello Benito, Firenze, 1957, p. 175): se le circostanze mi avessero portato a un asse Roma-Mosca anziché a un asse Roma-Berlino, forse avrei ammannito ai lavoratori italiani, intenti alla loro fatica con tanta alacrità, e però con un distacco che i razzisti potrebbero chiamare mediterraneo, l'equivalente fandonia dell'etica stakanovista e della felicità in essa racchiusa .
Mussolini era perfettamente a conoscenza di quel che aveva significato in Germania la lotta contro gli ebrei fin dagli inizi del regime nazionalsocialista. Lo dimostra, tra l'altro, una relazione del 5 maggio 1933 dell'ambasciatore italiano a Berlino, Vittorio Cerniti, inviata direttamente al capo del governo, che lo informava dettagliatamente del clima esistente in Germania, degli elenchi di professori licenziati dalle università perché ebrei, dei licenziamenti di operai, dell'esclusione dei disoccupati da ogni assistenza sociale, della proposta avanzata di far studiare gli studenti israeliti di medicina soltanto su cadaveri di israeliti o su malati israeliti che avrebbero dovuto essere assistiti soltanto da infermieri israeliti. Questo documento, pubblicato integralmente nel volume defeliciano, rispondeva da solo alla domanda riguardante il grado di informazione che avevano i governanti italiani circa la politica antisemita svolta da Hitler fin dall'inizio della sua ascesa al potere e i suoi effetti.
Il libro, scritto da De Felice con assoluta e completa libertà di giudizio nei confronti di tutti, conteneva la condanna netta e inequivocabile della politica antisemita fascista, di cui illustrava le origini e le motivazioni, distinguendola, però, dalle aberrazioni naziste . Esso suscitò discussioni appassionate e fece anche crollare qualche mito, perché rivelò implacabilmente atteggiamenti ignorati e debolezze nascoste.
Altrettanto vivaci i dibattiti che hanno preceduto e seguito, nel 1969, le laterziane Interpretazioni del fascismo, tradotte in molte lingue e giunte alla decima edizione, e YIntervtsta sul fascismo del 1975 a cura di M. A. Ledeen, e ancora, appena l'anno scorso, la pubblicazione del volume-intervista con Pasquale Chessa Rosso e nero. La stessa monumentale biografia del duce pubblicata da Giulio Einaudi iniziata nel 1965 con II rivoluzionario 1883-1920, e proseguita nel 1966/1968 con II fascista 1921, 1929, nel 1974/1981 con II duce 1929-1940, e nel 1990 con L'alleato