Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Estetica della musica
anno <1996>   pagina <302>
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302 Lorenza Somogyl Bianchi I
confusione Mazzini utilizza due immagini tratte dalla letteratura dell'in­fernale e dell'orrido: la prima è tratta dal passo della Divina Commedia dantesca in cui per la prima volta Dante s'affaccia all'Inferno trovandosi di fronte, come recita la citazione mazziniana,
Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d'ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s'aggira
sempre in quell'aura senza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira.29*
Mentre questo primo riferimento descrive gli effetti esteriori di una più radicata confusione morale, il secondo è tratto dalla Lenora di Bùr-ger30* dalla quale il passo cita la corsa furibonda a cavallo verso la morte della giovane protagonista assieme al suo fidanzato morto ed esemplifica in questo modo i toni lugubri di una fine inevitabile per la librettistica e la musica a lui contemporanee.
L'aberrazione più totale, certamente, è raggiunta ai suoi occhi dai centoni d'opere: miscugli senza filo conduttore di arie prese da opere differenti e spesso lontanissime fra loro.31). Né Mazzini scorda d'accennare al decadimento del libretto: [...] E della poesia che vi si affratella, non parlo, perché non mi dà l'animo .32) La tecnica è quella della preterizione: l'autore dichiara con celia di non voler parlare o scrivere di qualcosa, ma poi lo fa. Interessante è anche notare come qui Mazzini passi a trattare l'argomento con un artificio saggistico, utilizzando cioè la nota: anche dei bei versi non sono sufficienti se la poesia non ha rilievo nello svolgimento drammatico, ma è solo strumento passivo in mano al musicista.
La critica mazziniana, pertanto, nella sua struttura portante verte at­torno alla denuncia dell'assenza di una fede: senza questa manca anche un principio unificante e, soprattutto, la musica perde totalmente la pro­pria capacità d'essere veicolo forte di significato e, quindi, educatrice. L'assurdo, dice Mazzini, è che gli antichi (in particolare egli pensa ai greci)
25) Inferno, III, 25-30.
Non si sa da dove Mazzini abbia tratto questa citazione: presupposto quanto egli stesso riferisce in una lettera a Giovita Scalvini dell'ottobre 1836 (SEI, voi. XII, p. 154), e cioè di non aver ancora potuto leggere una traduzione dall'origmale tede­sco di quella ballata; considerando anche il fatto che Mazzini non conosce certo bene il tedesco; rbabilmente ha scorso rapidamente un originale in tedesco, il che spie­gherebbe la differente traduzione di alcuni termini rispetto alla versione di Berchet; oppure, ancora più probabilmente, ha tratto gli accenni di cui sopra da qualche re­censione su Bùrger, magari precedente alla Lettera semiseria di Grisostomo.
) Filosofia della musica, SEI, voi. Vili, p. 129.
Ibidem.