Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Estetica della musica
anno
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1996
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pagina
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307
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La musica e Mazzini
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un messaggio altro; la sua melodia è molto determinata e brillante: in essa è chiarissima la sensazione che le ha dato vita. Non vi è nulla di indefinito, È musica senz'ombra, senza misteri, senza crepuscolo .49} Per concludere:
Rossini, e la scuola italiana di che egli ha riassunto e fuso in uno i diversi tentativi, i diversi sistemi, rappresentano l'uomo senza Dio, le potenze individuali non armonizzate da una legge suprema, non ordinate a un intento, non consacrate da una fede eterna.50*
Diversamente dalla musica italiana la musica tedesca è armonica: in essa prevale l'elemento universale, l'idea, il pensiero sociale, e manca invece il fattore individuale che renda possibile il passaggio dal pensiero all'azione. E l'anima, perso il peso di materialità e individualità, si libra in spazi immateriali alla ricerca deU'infinito:
L'anima vive, ma d'una vita che non è della terra. Come nella vita de' sogni quando i sensi tacciono, e lo spirito s'affaccia ad un altro mondo, dove tutto è più lieve, ed il moto più rapido, e tutte le immagini nuotano nell'infinito, la musica tedesca addormenta gl'istinti e le potenze della materia e leva l'anima in alto, per lande vaste ed ignote [...]. È musica sovranamente elegiaca: musica di ricorsi, di desiderii, di melanconiche speranze e di tristezza che non possono aver conforto da labbra umane: musica d'angioli che hanno perduto il cielo, e v'errano intorno. La sua patria è l'infinito, e v'anela.51)
Il linguaggio e le immagini mazziniane si adeguano al senso di immaterialità ed evanescenza ch'egli cerca di comunicare: in particolare, Mazzini confronta questo pensiero musicale con il cuore di una fanciulla che, pur piena d'amore, tuttavia non ha trovato sulla terra nulla che meritasse il proprio amore ed anela così ad un altro universo nel quale poter finalmente trovare l'anima degna del suo affetto. Si tratta di una musica profondamente religiosa che tuttavia non riesce ad incarnare l'infinito intuito in nessun simbolo, né quindi riesce a concretizzarsi e a trovar soluzione nei fatti; e la distanza fra il finito vissuto e l'infinito desiderato rimane a tal punto incommensurabile che
Tu ricadi, cessata la musica, nel mondo della realtà, nella vita prosaica che ti brulica intorno, colla coscienza d'un mondo diverso, che ti s'è mostrato lontanamente, non dato colla coscienza d'aver toccato i primi misteri d'una grande iniziazione, non iniziato, non più forte di volontà, non più saldo contro gli assalti della fortuna (p. 143).
*> Ivi, p. 141. Ibidem. Si) Ivi, m 142.