Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <352>
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Ottorino Montmoimi
1 sudditi Pontilicsii aprirono il cuore a dolci speranze, poseiaohè ebbero conoscenza di simigliante atto? molto più ohe il Pontefice annunziava pub­blicamente oh' Ei sarebbe per faro tali mutamenti da segnare lo ineommeia-niento di un'ara novella. E sebbene non ponessero molta confidenza nella sincerità dello promesse della Corte, che di recente ancora aveva- fatto segno di solenne malafede, dichiarando nulla ed irrita la Capitolazione Anconitana, accordata dal Benvenuti Cardinale, munito d'illimitati poteri, pure quotarono nell'aspettativa di giorni migliori. Ma a poco andare le speranze svanirono, perchè nelT Editto pubblicato alli 5 Luglio, non era motto ne di popolare elezione de' municipali consigli, né della istituzione del Supremo Consiglio di Stato, né di alcun'altra di quelle provvisioni ohe si convengono al vivere civile nelle temperate monarchie. Intanto gli Austriaci sgombravano dalle Legazioni alla metà del mese stesso, e la custodia delle leggi e dell'ordine pubblico rimaneva affidata ad una guardia cittadina approvata dal Governo; ma quantunque le popolazioni male soddisfatte rimanessero in balia di sé medesime, non solo rispettarono la Sovranità, ma fornirono corte prove di amore alla quiete e di moderati pensieri e desideri! Fra quali merita di ve­nire principalmente memorato, l'essersi mandali a Roma, Deputati, alcuni cittadini delle diverse Provincie, fra li più specchiati per onestà, riputati per sapere, e riveriti per grado, affinché rappresentassero al Sovrano li bisogni, implorassero li provvedimenti, e studiassero di porre il suggello ad uua vera concordia fra Governanti e Governati.
Ma la Corte, ohe manifestameli te astiava il Corpo della Guardia cittadina e tutti i novatori, per temperanti che fossero, non solo rifuggiva dal pensiero di fare ragione ai reclami, ma Le pareva mill'anni di punire coloro olio gli avanzavano, e nel tempo in cui ora inoloiva, ora bravava i. Deputata e tene* vali a bada con usato ambagi, veniva raggranellando quanti uomini d'armi potesse, e cumulava in Rimini una truppa costituito, nella maggior parte, di banditi e di sgherrani, sotto il comando di Albani Cardinale, al quale affidava lo incarico non di pacificare, ma di invadere e conquistare le" Legazioni; non di accomodare il reggimento ai pronunciati bisogni edalle assegnate volontà, ma di instaurare il Dispotismo in tutta la sua pienezza. E così, mentre dall' nn lato vodevansi i sudditi Supplichevoli offrire pace a ragionevoli patti, dall'altro notavansi di ribellione* e si andavano forbendo le armi che dovevano essere tinte nelle vene dei cittadini, in nome di colui ohe rappresenta in terra un Pio di mansuetudine e di amore.
Le bande raunaticcie dell'Albani mossero improvvisamente all'impresa, in sul cominciare dell'unno 1882j e le Guardie cittadine commosse all'annunzio, vennero accorrendo a Cesena,, por far fronte, anche con gli inermi petti, a Coloro che di voglie ladre e sterminatrici già avevano fatte prove in Rimini, e ohe dal Condottiero erano spronate a violenze inaudite, colla promessa de' premi temporali e spirituali. Ma li Tedeschi non lasciarono tempo e comodità alla difesa, perchè entrarono nelle Provinolo di Bologna e Ferrara nel di