Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Estetica della musica
anno <1996>   pagina <310>
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310 Lorenza Somogyi Bianchi
Filosofia della musica, nel 1828, Marco Santucci,64* pur ammettendo un qualche più diffuso utilizzo della dissonanza/5* tuttavìa ancora ribadisce come il ruolo dell'armonia debba essere esclusivamente d'accompagnamento: essa potrà certamente collaborare con la melodia all'espressione del senti­mento, che per Santucci è argomento principe della musica, ma la melo­dia dovrà rimanere padrona e l'armonia serva; errano i giovani musicisti a voler capovolgere questo rapporto
Leopardi si occupò di musica nelle pagine dello Zibaldone dove, oscillando continuamente fra le spinte dello spirito romantico e il fortis­simo legame alla tradizione, definisce l'armonia la gabbia grammaticale entro la quale la materia grezza viene forgiata modellandosi alle tendenze stilistiche delle varie epoche :67) si tratta cioè della regola e della strut­tura che permettono alla musica di rapportarsi al proprio pubblico e di essere colta, e la sua natura è prettamente formale. Mentre l'armonia deriva dallo studio, il suono puro e il canto che Leopardi sempre predilesse sono naturali e generano il piacere per la musica: il diletto infatti non viene dalla conoscenza del rapporto fra i suoni che è oggetto dell'armonia, ma dalla percezione stessa del rapporto e soprattutto dalle associazioni psicologiche che il brano musicale è in grado di suggerire. * Per quanto legato ad una certa tradizione di purezza formale, Leopardi è oramai inequivocabilmente romantico nell'individuazione della capacità della musica d'evocare rinfinito; non solo: dibattuto costantemente fra razionalità e sentimento, tradizione e progresso fra i quali poli trova una mediazione a livello non tanto esistenziale o metafisico quanto lirico , Leopardi per la prima volta riconduce idealmente anche la relazione fra armonia e melodia in questa dialettica, che in quanto tale presuppone l'ansia e il desiderio di sintesi le quali troveranno compimento in Mazzini. È da escludere che il Genovese comunque conoscesse gli appunti dello Zibaldone leopardiano: questi non videro la pubblicazione prima degli anni 1898-1900 e Punica amicizia in comune che Mazzini ebbe con Leopardi, Carlo Pepoli, non venne in contatto con il Genovese prima de­gli anni dell'esilio londinese. Infine Leopardi fu troppo materialista e pes­simista perché il suo pensiero si incontrasse profondamente con quello
*) MARCO SANTUCCI, Sulla Melodia, sull'Armonia e sul metro, Lucca, Berlini, 1828. Questi si rifa costantemente a Carpani che cita spessissimo in nota.
*5) Precisando però, ovviamente, che questa deve essere preparata.
> MARCO SANTUCCI, op. àt., pp. 39-41.
*B MARCELLO DE ANGELIS, Leopardi e la musica, Milano, Ricordi-tJnicopli, 1987, p. 43.
<) jpit pp. 39-40. Cr. soprattutto A Silvia.
w RENATO BERTACCMINI, Ottocento, in Letteratura italiana, tomo III, parte I, Bologna, Calderini, 1984, p. 149. Ricordo ad ogni modo che la redazione di questi appunti occupò gli anni fra il 1817 e il 1832.