Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Estetica della musica
anno <1996>   pagina <315>
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La musica e Mazzini
lismo, è ben lontano dalla concezione dell'arte come sovrastruttura rispetto a qualsiasi fattore economico o sociale: il principio sociale è valore por­tante della nuova epoca, tassello dell'infinito Vero e, come tale, relativo rispetto a quello; oltretutto è principio metafisico che, quindi, non è semplicemente immanente, ma trascende anche la storia che pure deve in­formare e guidare. Senza dubbio questa concezione dell'arte e quindi della musica porterà Mazzini in sede critica a prediligere certi musicisti rispetto ad altri, ma questo è comunque il rischio di chi si predisponga alla let­tura delle opere d'arte condizionato da una concezione precisa di come debba essere l'arte stessa.
Già nel 1819 Beethoven, ad ogni modo, preso dal sacro furore del­l'etica kantiana, esprimeva la propria convinzione della valenza sociale dell'arte tanto da scrivere allo stesso arciduca Rodolfo che nel mondo dell'arte, in tutto il nostro grande creato, libertà e progresso sono le mete principali.85* Una maggiore attenzione al sociale fu abbastanza dif­fusa specialmente in Francia dopo la rivoluzione del 1830. E per meglio capire la radicale differenza di Mazzini, e certo anche di Beethoven, ri­spetto agli stessi contemporanei è interessante prendere brevemente in analisi l'esperienza francese dell'Orphéon:* si tratta di una società corale fondata nel 1830 da Wilhelm Boquillon per l'educazione e la moralizza­zione del popolo: il fondatore e i suoi accoliti erano convinti con Fou-rier e Comte della capacità della musica di migliorare la vita di chi se ne occupi ed anche della sua attitudine, appunto, educativa. Ma dall'idea degli utopisti di educare e moralizzare attraverso l'arte, l'Impero francese con YOrphéon, appunto, arrivò a quella di placare, guidare e controllare gli animi delle classi inferiori che iniziavano per le loro potenzialità rivo­luzionarie a insospettire e spaventare quelle superiori. Ben lontano, quindi, dalla prospettiva democratica mazziniana The Orphéon was based on a conception peculiar to mid-nineteenth century France, the idea that mu­sica may 'mollify' and so 'humanize' the disruptive dissention of class .87ì
Certo attentissimo alla produzione di coloro che, come lui, erano esuli e vittime dell'oppressione straniera, è altamente probabile che Maz­zini abbia avuto fra le mani la traduzione francese de Le mie prigioni di Silvio Pellico, curata da Pietro Maroncelli del quale sono celebri le Addizioni alla stessa edizione. Ebbene, per concludere in questa carrel-
**> LUDWIG VAN BEETHOVEN, Lettera all'Arciduca Rodolfo, Hddling, 29 luglio 1819, in Le Lettere di Beethoven, Torino, IUTE, 1968, a cura di Emily Anderson, p. 911.
M) Ci si riferisce qui all'articolo di JANE FULCHER, The Orphéon societies: Mu­sic for the workers1 in Second Empire France, in International Revìew of Aesthetics and Sociology of Music, A. X {1979), pp. 47-56.
87> Ivi, p. 56.