Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <354>
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354 OUorfow Montenoveai
di morto per le più licjvl colpe di Lesa Maestà, e rolla pena di morte la con­ficca dò' beni. La istiMizione in tonto non. solo rimaneva In assoluta podestà del Clero, ma li Gesuiti specialmente la presero a d frìggere ed a ni ministrare, teli' il mondo poò immaginare il come, senzaehè di commenti sia mestieri. La pub­blica opinione ogni giorno più notava di perfìdia e di stolidezza il Governo, a talché gli stessi devoti al hi Roma mi Sede non si tenevano dal vituperarla altamente; ma non per questo Ella mutava consiglio, e poseiaehè si conosceva scaduta dall' universale amore rispetto, e prevedeva: con certezza che una volta abbandonata dalle Austriache truppe occupanti le Provincie, queste sa­rebbero novellamente insorte, assoldava dne reggimenti di fanti stranieri, che venivano comperati nella Svizzera da avari merendanti, ingannatori e froda­tori di Lui, come dei reclutati.
Così per sopperire alle ingenti spese dell'arruolamento e del manteni­mento di cotesti Pretoriani, e per satollare la cupidigia de' gregari! fedisti, e por dare premio e favore alle congreghe delle spie od alle masnade de' sicuri i. e per mantenere la pompa lussureggiante della Corte e gli ozii insolenti de' Cortigiani, veniva fatta necessità di contrarre prestiti ruinosi per lo Stato, di accrescere a dismisura i pubblici tributi imposti sopra un nuovo censimento! pieno di erronei calcoli e falsi apprezzamenti, e di appaltare le dogane od i pubblici balzelli a. chi per usura anticipasse denaro. Da ciò l'insolente fortuna di pochi, le strettezze di tutti i possidenti, lo sfrontato lusso de' reggimenti Svizzeri, l'obiezione e la nudità delle Truppe indigene; do ciò uno universale mala soddisfazione, un'ira, un odio in molti che ad irrompere aspettavano: tempo ed occasione. 1 quali effetti dell' insano reggimento della Romana Corte erano stati, con ammirabile sagacia, predetti da Lord Seymur, ambasciatore d1 Inghilterra, allorquando, ritirandosi dalle conferenze, scriveva nel settembre del 1832 ai rappresentanti delle altre Nazioni, in questa Sentenza: Ohe gli sforzi di più d'un anno e mezzo fatti dalle cinque potenze per ristabilire la tranquillità negli Stati Romani, orano stati inutili, che d'altronde non era stata accettata veruna delle raccomandazioni fatte nella memoria del 1831 per ri­mediare ai principali vizii del Governo Papale, e che questo, lungi dall'ado­perarsi per calmare il malcontento, lo aveva accresciuto anche dopo le nego­ziazioni, per cui un corpo di' svizzeri non basterebbe a mantenere la tranquil­lità, la quale presto o tardi sarebbe stata turbata .
Ed infatti, a mano a mano che nel volgere del tempo si andava dissi­pando il terrore, gli spiriti della parte avversa al Governo si rialzavano mi­nacciosi più, quanto più compressi erano stati, ed il covato risentimento si andava manifestando in diverse maniere, e principalmente con qualche atroce fatto di reazione contro lì più esosi persecutori. Infelicissima condizione, se ve ne è una al mondo, quella di popoli ohe da natura hanno sortito genero­sità di cuore ed impeto di affetti, lo essere trascinati dalle provocazioni e dalle improntitudini di una fanatica sotta Governante, a stato permanente di sfida e di guerra, di insidie contro gli insidiatori ammantati delle sacre vesti