Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia religiosa. Epistolari. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <351>
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Carlo Maria Curci
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n'è, non senza: gravi inesattezze, parlato, giudico opportuno che si sappia direttamente da me un fatto gravissimo che mi riguarda. Dopo oltre 51 anni che vi sono stato, vengo ora dalle legittime Autorità separato dalla Compagnia di Gesù restandole tuttavia unitissimo, come sempre le fui, di spirito e di cuore. Ciò per me, massime in questo mio declinare della vita, è una grande sventura; ma ne piglio conforto dalla coscienza del non esservi occorsa dalla mia parte alcuna offesa di Dio, come ne hanno per ora in Roma giudicato pii e dotti Religiosi. Intanto mi sarebbe ca­rissimo se quanti mi conoscono, e più coloro che mi vogliono un po' di bene, sospendessero sopra ciò il loro giudizio per qualche mese (a scan­dalizzarsi vi è sempre tempo), finché io non pubblichi uno scritto, col quale, toccate le cagioni di questo fatto, che ha poco o nulla di comune coi somiglianti, confido di trovarmi abilitato a rendere alla S. Chiesa ed alla patria mia un servigio, che tra le presenti circostanze, non avrei in alcun modo potuto. In ogni caso sono fermo di mantenermi, colla divina grazia, più che per lo innanzi ossequentissimo alla suprema Auto-ìità ecclesiastica; al quale ossequio, se mai avessi, nella sustanza o nel modo, contro il mio volere, fallito, intendo che tutto si consideri, quanto è da me, come corretto o cassato. Prego i giornali che parlarono di me e delle mie cose, a riprodurre questa Dichiarazione; e, se fosse possibile, li pregherei ancora a non occuparsene altrimenti, almeno per ora. Firenze, 27 ottobre 1877. C. M. CURCI Sac. .
Se, quindi, il delicato quesito che ci eravamo posti era se accettare o meno le insinuazioni del Beckx del 23 gennaio 1875, un'analisi della stampa intransigente fiorentina sembra suggerire che il Curci fosse, nel suo soggiorno nel capoluogo toscano, cattolico irreprensibile e assoluta­mente alieno da attività politica sovversiva ; difatti, sebbene il padre Generale facesse riferimento ad incontri clandestini che potevano essere ignorati dai giornali presi in esame, pare difficile che nessuna indiscre­zione, se fondata sulla verità dei fatti, giungesse a delle redazioni così attente alla vita cittadina.
Ad ulteriore conferma di questa impressione è opportuno ricordare che ne L'Armonia del 3 novembre 1877 comparvero due articoli di grande interesse per noi: Lettera del Prep. Gen. della Compagnia di Gesù al P. Curci e Le virtù domestiche ossia il libro di Tobia di C. M. Curci. Se nel primo di essi viene riportata una lettera del Beckx, tratta dal-VOsservatore Romano} nella quale si sostiene che il Curci chiese34* le dimissioni solo per non abiurare le sue teorie, nel secondo leggiamo al­cune importantissime righe che, potremmo dire, tendono a scagionare il Curci dalle accuse di attivismo politico; righe tanto più rilevanti, e quasi
W In realtà anche Piccirillo attesta che le dimissioni furono imposte al Curci; v. C. PICCIRILLO, op. cit.. pp. 644-645.