Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Epistolari. Secolo XIX
anno
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1996
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360
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Paolo Carusi
Rapporti con Leone XIII
Per quanto riguarda il rapporto privilegiato tra il Curci e Leone XIII, le Lettere del padre Curci sono particolarmente feconde di informazioni: molto importante è, principalmente, una lettera del 27 febbraio 1878; a soli sette giorni dall'elezione di Leone XIII, l'ex gesuita scriveva a Franceschina:
...Da oltre 30 anni ebbi relazioni col card. Pecci e quando fui in Roma, nell'ultimo ottobre, fu uno dei pochi cardinali che vidi, e col quale parlai a lungo. Leone XIII è proprio il Papa che ci voleva [...] credo che per ora non farà nulla di positivo, ma la corrente sarà fermata e questo è già un gran passo. È poco amico dei gesuiti e consigliò un suo fratello maggiore, professo come me nella Compagnia, ad uscirne per motivo assai men grave del mio. Ciò non dico di aspettarmi una protezione: Dio me ne guardi! Ho rotta ogni relazione con Roma, anzi col mondo ...tó)
Che i rapporti del Curci con Papa Pecci fossero particolarmente buoni è confermato da una visita che, nell'aprile del 1878, l'ex gesuita fece a Roma; accolto amichevolmente da Giuseppe Pecci,64* fratello del Pontefice, il Curci passò un breve periodo in Vaticano e ciò rafforzò la sua fiducia nella volontà riformista di Leone XIII.
Già il 23 marzo 1878, pochi giorni prima, quindi, della sua visita a Roma, il Curci aveva scritto una lettera al Segretario di Stato vaticano, cardinal Franchi, pregandolo di leggere i Paralipomeni del moderno dissidio da poco pubblicati:
Eminenza Rev.ma
ho esitato lungamente se dovessi offerirle copia dell'ultimo mio libro, ristampato con molte e notevoli giunte; ma, parendomi che ciò possa tornare a qualche servigio della Chiesa, lo fo, anche a rischio che questo mio rispettoso uffizio possa tornare non molto gradito. L'Em. V.a ebbe sempre qualche bontà per me, finché fui vivo; ma oggi che sono stato distrutto dalla tempesta, che io medesimo ad occhi veggenti mi sono inviata contro, è troppo difficile che prevenzioni sinistre non siano anche nel suo rettissimo animo penetrate. Certo in tutto quell'affare, trovandomi solo come un ladro, e combattuto così fieramente e da tanti, avrò commesso degli sbagli, e nessuno forse li conosce meglio di me. Ma se l'Em. V.a. ha la degnazione di leggere le Note aggiunte a questa ristampa
*3) Copia di lettera, da Firenze in B.S.R., pubblicata parzialmente da C. CRI-SVQLTL, op. city p. 118.
) Giuseppe Pecci, nato a Carpinete nel 1807, entrò nel 1825 nella Compagnia di Gesù e ne usci nel 1848. Proprio come il Curci, Giuseppe Pecci rientrò nella Compagnia solo in punto di morte, nel 1890.
*9 Firenze, Bendili, 1878.