Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Epistolari. Secolo XIX
anno
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1996
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Carlo Maria Curci
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e VAppendice, forse, dalla migliore conoscenza degli uomini che vi lavorarono, e delle cagioni, potrà raccogliere qualche circostanza attenuante in mio favore. Ciò tuttavia rileva poco; più assai rileva, che, da quella lettura, sarà agevolato quel servizio della Chiesa, al quale Ella certamente mira, ed al quale io ho unicamente mirato in quanto ho fatto e sofferto in questi ultimi sei mesi.
Intanto, pieno di ossequio, le bacio il sacro anello e mi raffermo dell'Em.za V.a. Rev.ma ...66)
Ricevuta una qualche parola di conforto dal cardinal Franchi, il Curci, il 31 marzo 1878, aveva inviato una nuova missiva al Segretario di Stato:
Em.za Rev.ma
gettato fin dall'ultimo ottobre, come naufrago sul lido deserto, la sua è stata la prima parola autorevole ed affettuosa che mi abbia recato un qualche conforto; e sia sicura l'Em.za V.a. che G. Cristo, il primogenito dei soverchiati e degli oppressi, le terrà conto della pietosa opera.
Io veramente non ho mai pensato ad una riabilitazione, la quale, nella estremità a cui le cose furono spinte, mi pareva troppo ardua; e però mi era rassegnato a passare questo povero scorcio di vita ut stirps inutilis, aspettando la morte, alla quale mi pareva che, il trovarmi satollo di obbrobrii, dovess'essere un molto santo apparecchio.
Ma, poiché l'Eni. Va. crede che, per cessare lo scandalo e dare al S. Padre una consolazione, si possa da me fare qualche cosa, Ella non deve che dirmelo, perché io sono, la Dio mercè, quello che sempre fui, né ho cessato mai di essere figliuolo cioè docilissimo della S. Chiesa e peculiarmente devoto al supremo suo Capo, dal cui solo amore, nei medesimi sbagli che ho commesso, fui unicamente guidato. Mi si dica dunque con precisione quali furono i miei errori, quali eziandio le colpe da me commesse, ed io non esiterò un istante a fare di tutto pubblica riparazione, colla semplicità di un fanciullo, e nelle forme che si crederanno più opportune, non alle mie convenienze, ma all'onore di Dio.
A stare non di meno sul vero, alla stessa Em.za V.a. parrà necessario che la cosa sia esaminata collo ascoltare, almeno questa sola e prima volta, me, che potrei avere, non a giustificare ma a chiarire i fatti, qualche parte a manifestarne che non ho potuto mettere in pubblico.
Fin qui, e sono dei lunghi mesi, non hanno parlato a voce e per la stampa che quei tanti poveretti dichiaratisi miei avversari; io non ho detto sillaba, se non forse nell'ultimo scritto, dove ho dovuto mantenere molti e grandi riguardi; né so che altri si sia pigliato il pensiero di dire qualche parola per me.
Di qui la ragione di credere, che di questo affare a Roma stessa sia prevaluto un concetto molto lontano dal vero. Quando dunque si dovesse venire ad una conchìusione, sono persuaso che chi dovesse giudicarne non vorrebbe farlo, senza avere prima ascoltato pacatamente chi n'è l'oggetto.
Volendo pertanto l'Eni .za V.a., come con tanta generosa carità mi dice nella venerata sua, contribuire a rimuovere questo scandalo, io potrei venire per qualche giorno in Roma; e sia sicura dalla parte mia non si troverà ombra di osta-
*>> Lettera custodita presso l'Archivio Segreto Vaticano (d'ora in poi A.S.V.), Segreteria di Stato, anno 1884, rubrica 9, fascicolo 2, e. 4.