Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Epistolari. Secolo XIX
anno
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1996
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Paolo Carusi
colo a fare quanto la Santità V.a. giudicherà, nella sua carità e prudenza, doversi fare.
La salutare tribolazione sta avendo in me questo buono effetto, che non mai io mi sono sentito più staccato dalla terra e più unito con Dio di quel che sono al presente; ed in tale disposizione non si mercanteggia l'obbedienza.
A schivare poi le ciarle intorno a questa mia venuta in Roma, io circa la Pasqua potrei averne qualche altra ragione vera senza bisogno di manifestare la principale.
Intanto, ripetendole l'espressione della mia sincera gratitudine, le bacio la sacra porpora e pieno di ossequio mi raffermo dell'Eminenza V.a. R.ma ...67)
La visita del Girci a Roma fu dunque il frutto dei buoni rapporti tra l'ex gesuita e il cardinal Franchi, che auspicava che il Curci potesse rimediare allo scandalo causato dalla pubblicazione de II moderno dissidio.
Seguendo i consigli del Segretario di Stato, il Curci, giunto a Roma, inviava la seguente lettera al Pontefice, in data 29 aprile 1878:
Beatissimo Padre
il sacerdote Carlo M. Curci, conoscendo che da alcuni degli ultimi suoi scritti e fatti si è presa occasione di scandalo, come da pie e dotte persone gli fu fatto osservare, desideroso di rimuoverne dal canto suo ogni ombra, viene ai piedi della Santità V. per dichiarare che egli pienamente e senza alcuna restrizione aderisce colla mente e col cuore a tutti gli insegnamenti ed a tutte le prescrizioni della Chiesa Cattolica, ed in particolare a quanto i sommi Pontefici e recentemente la Santità V. nella enciclica Inscrutabili etc. insegnano riguardo al dominio temporale della Santa Sede.
Deplora qualunque amarezza fosse mai,, dai suoi scritti e fatti, pervenuta alla Santità V. e del vostro predecessore, avendo sempre nutriti sincerissimi sentimenti di filiale ossequio e di docilissima obbedienza verso il Vicario di G. Cristo, al quale sottomette il suo giudizio, come a legittimo e solo competente giudice di quanto appartiene al vero utile e vantaggio della Chiesa, ed al bene delle anime. Questa dichiarazione egli intende farla da schietto cattolico, quale è sempre stato e qual'è; e mentre ritira quanto dalla Santità V. si reputasse degno di censura, si mette pienamente nelle sue mani, prontissimo a seguirne sempre e per tutto l'infallibile magistero.681
Felice per raccoglienza ricevuta in Vaticano, il Curci scriveva a Franceschina Sofio, il 30 aprile 1878: [...] Il Santo Padre si mostra assai ben disposto verso di me... .69)
Nell'ambiente gesuitico, la visita del Curci a Leone XIII aveva scatenato violenti rancori: 21 padre Steccanella ne dette faziosi resoconti al
*) In A.S.V., Segreteria di Stalo, anno 1884, rubrica 9, fascicolo 2, ce. 8-9. *> In À.S.V., Segreteria di Stato, anno 1884, rubrica 9, fascicolo 2, e. 11. *> Copia di lettera da Roma, in B.S.R.