Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Epistolari. Secolo XIX
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1996
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Carlo Maria Curri
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Generale e il padre Ballerini arrivò addirittura a scrivere a quest'ultimo
che: [...] Il padre Curci è stato nel Vaticano senza saputa del Papa;
e il Papa l'ha fatto sloggiare appena ha conosciuto la sua presenza colà ,.. .70)
Sull'astio dello Steccanella e del Ballerini nei confronti dell'ex confratello traviato , ha scritto Ciro Piccirillo: Alla fine di maggio del 1878 Leone XIII pensava già a reclutare uomini che con i loro scritti gli servissero ad attuare i suoi propositi di conciliazione. Le informazioni del Ballerini e dello Steccanella lasciano perciò perplesso chiunque e non so che effetto producessero sul padre Generale: il Curci in Vaticano senza saputa del Papa oggi richiama troppo il caso del celebre abate Luigi Tosti e la drammatica storia della pubblicazione e ritrattazione del suo famoso opuscolo La Conciliazione del 1887, durante le trattative conciliatoristiche col Crispi .7I)
Irritato dai commenti letti sui giornali, 1*11 maggio 1878, il Curci puntualizzava le sue idee, in una nuova lettera al Segretario di Stato, cardinal Franchi:
Eminenza Rev.ma
per qualche nuova intemperanza di giornali, cagione forse di nuove maligne insinuazioni, credo bene sottoporre agli occhi dell'Eoi. V. ciò che le dissi in fretta l'ultima volta che ebbi l'onore di parlarle.
Visto, da telegrammi di Milano riferito, che l'ex gesuita C. si era finalmente sottomesso al Pontefice, ritrattando tutti i suoi errori, io scrivendo ad un degno Sacerdote, tutt'altro che giornalista, gli mostrai quanto ciò fosse alieno dal vero senso della mia dichiarazione.
Quelle parole, che credo giustissime, cadute nel dominio della pubblicità, furono, come avviene, da vari giornali riprodotte variamente come proprie, con giunte opportune ed importune. Da ciò non saprei dirle quanto rammarico io stia prendendo, e farei ogni cosa per cessare un chiacchierio, che nel resto, anche senza le mie parole, in un modo o in un altro, da quel mio passo sarebbe sempre seguito.
Certo, come l'Era. V. sacramente diceva, il meglio sarebbe lasciarlo cadere da sé col non curarlo; ed il mezzo sarebbe ottimo, se non ci fosse chi di questo garbuglio si vale per prolungare la grande mia tribolazione, avvelenandomi 2 conforto che io cominciava a prendere dalla coscienza dì avere docilmente seguita la volontà di Dio espressami nella volontà del S. Padre.
Se fin qui ho servito del mio meglio la Chiesa coll'operare, mi sono ora di gran cuore rassegnato in questo povero scorcio di vita, col soffrire in espiazione dei miei errori, ma non le dissimulo che del calice quem dedit noster Pater, quest'ultima stilla mi riesce amarissima siccome quella che mi farebbe apparire ingrato alla squisita carità, onde la Santità S. si è degnata pigliare pensiero della piccolissima cosa che sono io.
Lettera del 29 maggio 1878, in A.C.G.G., pubblicata da C. PICCIRILLO, op. cit., p. 649.
TO C. PICCIRILLO, op. cit., p. 649.