Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Epistolari. Secolo XIX
anno
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1996
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pagina
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Paolo Carusi
Ma se dò è in piacere di Dio, vada anche questa stilla ad amore di Lui. Intanto baciandole la sacra porpora mi raffermo con ogni ossequio Dell'Etnea V.a. R.ma ..
Che il Curci fosse rimasto favorevolmente impressionato dall'atteggiamento di Leone XIII e del Segretario di Stato e ritenesse certo il favore del Pontefice alle sue teorie riformiste, è confermato da una lettera inviata dal Curci il 18 agosto 1878 al cognato Matteo Sofio:
... In Roma mi venne a trovare il prof. Pecci, il quale mi conserva tutta Fantica benevolenza, e mi assicurò di avere più volte convinto il Santo Padre della falsità di cose e di lettere, che mi si attribuivano; quantunque i falsari si lascino impunemente esercitare il loro mestiere. È doloroso che in Vaticano siano spalancate cento porte alla calunnia, e non vi sia che qualche buco traverso, per farvi penetrare la verità. Il Pecci mi fece pure larghe offerte, le quali io, com'è naturale, non accettai, prché, grazie a Dio, non ne ho bisogno. Vidi ancora i cardinali Nina73) e Di Pietro, i quali mi accolsero con grande amorevolezza, e mi confortarono a tenermi al mio lavoro, che approvano molto, senza impicciarmi nelle note faccende ...74>
Se le Lettere del padre Curci confermano l'esistenza di un rapporto privilegiato tra l'ex gesuita e il Pontefice, dovuto forse all'antica amicizia del Curci con Giuseppe Pecci, esse mettono in luce anche come il padre Carlo Maria vedesse in Leone XIII l'unica e sola autorità della Chiesa, l'unica in grado di giudicare gli errori dei fedeli e porvi rimedio. Per Curci, infatti, Leone XIII è il solo che possa dare inizio ad una riforma della Chiesa, ed è, a maggior ragione, il solo che possa giudicare le voci che si levano a richiedere che questa riforma abbia inizio.
Se la fiducia del Curci nella volontà riformatrice di Leone XIII resta, negli anni successivi al 1878, immutata, i rapporti tra l'ex gesuita e la Segreteria di Stato Vaticana diventano, dal 1880, molto più tesi. Dall'inizio di quell'anno, infatti, il cardinale Ludovico Jacobini, già pronunzio a Vienna, prendeva il posto del cardinal Nina alla Segreteria di Stato (la nomina avvenne nel dicembre 1879). Dopo il Franchi e il Nina, entrambi protettori dei conservatori e dei conciliatoristi, saliva alla carica di Segretario di Stato vaticano una figura diversa; sebbene il Jacobini da giustamente ricordato oggi come colui che, con una saggia e prudente politica, portò ad un miglioramento delle relazioni con lo Stato
In A.S.V., Segreteria di Stato, anno 1884, rubrica 9, fascicolo 2, e. n 13 tv.
73) H cardinal Lorenzo Nina assunse la carica di Segretario di Stato nell'estate del 1878, subentrando al Franchi, morto il 31 luglio dello stesso anno.
7*> Copia di lettera da Laterina, in B.S.R.