Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia religiosa. Epistolari. Secolo XIX
anno <1996>   pagina <371>
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Carlo Maria Curci
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Bisogna, naturalmente, tener presente la natura strettamente fami­liare del carteggio a nostra disposizione, ma ha certamente valore di te­stimonianza il fatto che il Curci, nelle lettere ai familiari, non si soffermi mai sugli avvenimenti politici in corso.
Solo i fatti del 20 settembre 1870, che tanto avrebbero influito sullo sviluppo delle sue idee riformiste, vengono nominati da padre Carlo Maria:
...Abbiamo veramente passati dei giorni pieni di amarezze e di rischi ma il Signore colla sua ineffabile bontà, ci ha molto consolati nelle prime e protetti nei secondi [...]. Mi sono indotto ad andarvi [a Firenze], per iscrivere e pub­blicare qualche cosetta, a conforto dei buoni, in questa grande calamità della Chiesa e dell'Italia..?
... e ancora:
... Stetti a Roma il giorno del bombardamento e nei tre seguenti, ma volendo scrivere qualche cosa e appunto sopra quel fatto, vidi che ciò mi sarebbe stato impossibile in quella Babilonia, e me ne venni a Firenze ...98)
È sintomatico che, pur in una corrispondenza con i familiari, il Curci si sia soffermato soltanto su questi avvenimenti: padre Carlo Maria è assolutamente sincero ed aperto con i suoi congiunti; tutto ciò che con­cerne i suoi interessi, i suoi affetti e i suoi dolori viene ricordato nelle lettere ai familiari; perché, dunque, se il Curci fosse stato realmente un agitatore politico, come sosteneva il Beckx, avrebbe dovuto omettere qua­lunque riferimento all'attualità politica di quegli anni? Perché nessun cenno alle elezioni del 1874, così pericolose per il governo Minghetti? Perché non una parola sulla rivoluzione parlamentare del 1876 o, più tardi, sull'insediamento di Crispi al Ministero degli Interni? "J
**> Copia di lettera del 24 settembre 1870, a Franceschina Sono, da Roma, in B.S.R., pubblicata parzialmente da C. CRISPOLTI, op, cit., p. 115.
Copia di lettera dell'll ottobre 1870, a Luigi Curci, da Fiesole, in B.S.R.
"> È doveroso sottolineare che anche la lettura delle opere riformiste curciane conferma, sostanzialmente, l'impressione di uno scarso interesse, da parte dell'ex ge­suita, per la politica del suo tempo. Se ne II moderno dissidio non si esce mai dalla vaga richiesta di una partecipazione attiva dei cattolici alla vita pubblica e se, ne II Vaticano Regio e ne Lo scandalo del Valicano Regio, i temi predominanti sono l'attacco violento alla Curia Romana e la richiesta di una radicale riforma della Chiesa, solo ne La nuova Italia il Curci si spinge più avanti nell'analisi politica. Si veda, in particolare, il capitolo V de La nuova Italia, intitolato Come il sistema del'Astensione politica fosse male ingiunto a nome della Chiesa; e come sia incaglio all'ordinamento dei partiti parlamentari .