Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Epistolari. Secolo XIX
anno
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1996
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pagina
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373
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Carlo Maria Curci
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del lavoro come principale agente della produzione , dimostrandosi quindi più in sintonia con i tempi, rispetto al Liberatore, autore, nel 1889, dei Principii di economia politica.
Il Mucci, pur riscontrando una sorta di ingenuità, da parte dell'autore, nel Socialismo cristiano, riconosce che il Curci lo scrisse in piena spontaneità e convinzione.
Questa opinione del Mucci trova conferma, a mio avviso, in una lettera dell'ottobre 1885;103) lettera che, non solo dimostra la reale convinzione del Curci nella validità della propria opera, ma conferma anche la finalità strettamente religiosa del progetto curciano:
...È un tentativo, ultimo forse dalla mia parte, di tirare a pensare un poco di Gesù Cristo, questa povera società, che va in rovina, perché orba di Lui, e non vuol sentirne neppure a parlare, forse perché le si parla di un Gesù Gristo, che non è il mandato dal Padre, ma di un altro foggiato dagli uomini a loro uso e consumo ...
Questa sorta di rancore, che ancora si avverte in questa lettera, non era serbato, da parte del Curci, contro quella che egli riteneva la vera autorità della Chiesa, cioè il Pontefice, ma contro coloro che ancora non gli avevano perdonato il suo passato riformista.
Che il Curci avesse ancora fiducia nella carità di Leone XIII, è confermato dalla lettera alla signora X, del 19 ottobre 1884:
...Cangiato il vento dal Vaticano, questo arcivescovo ha cangiato anch'esso; ed avendomi conferito le facoltà di celebrare, confessare, predicare ecc., mi invitò pure a predicare questa domenica in S. Gaetano ...104>
Pare, inoltre, che Leone XIII avesse cercato di far rientrare il Curci nella Compagnia di Gesù: Flora Furati10S) attesta infatti che, tra il settembre 1884 e il marzo 1885, il Pontefice, tramite il cardinal Parocchi, aveva5 cercato di riawicinare padre Carlo Maria ai Superiori della Compagnia, senza, però, ottenere apprezzabili risultati.
Il padre Cornoldi, successo allo Steccanella nella direzione della Civiltà Cattolica, dopo aver incontrato il Parocchi e discusso con lui dell'affare Curci, scriveva il 21 settembre 1884 al padre Anderledy:
...Ciò che arresta il padre Curci dal fare il gran passo è cosa da poco,
10*> Lettera del 28 ottobre 1885, in Quattordici lettere, dt, p, 405. I04> Copia di lettera da Firenze, in B.S.R. W Vedi F. FURATI, op. cii.t p. 73.