Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno <1996>   pagina <378>
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Amici scomparsi
periodo spagnolo; Un periodo del Governo spagnolo in Sicilia nella relazione del Viceré Uzeda [1687-1696); e I privilegi di Messina nella storia della città e della Sicilia: il ritorno della memoria).
Al ritorno dalla Spagna iniziò a lavorare con Gaetano Falzone (divenne successivamente suo suocero) che gli istillò l'amore per gli studi risorgi­mentali. Ottenuta la libera docenza nel 1966, ebbe la Cattedra di Storia moderna alla Facoltà di Magistero dell'Ateneo palermitano e poi, nel 1973, ottenne l'insegnamento di Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Poli­tiche, insegnamento che mantenne fino alla morte prematura.
Ebbe come guida e maestri nel suo magistero, condotto sempre con profondo senso del dovere, grandi della storia come Falzone, Titone, Gentile, Volpe e Romeo.
A Volpe aveva dedicato, nell'ultima penosa estate della sua vita, una serie di saggi, pubblicati dal Secolo d'Italia, che volevano essere un tributo al maestro tanto stimato, ma anche un'ultima sua testimonianza di quegli avvenimenti del secondo dopoguerra a cui, se pur ancora molto giovane, si sentiva di aver attivamente e passionalmente partecipato. Di Volpe condi­videva soprattutto l'aspirazione a guidare i giovani, disorientati dai luoghi comuni imposti dalla storiografia dei vincitori, verso l'affermazione di una cultura e di un pensiero politico da vivere non come retaggio di vergogna, ma con l'orgoglio e la fierezza degli sconfitti che tutto avevano sacrificato per la causa in cui credevano.
Di Romeo, suo conterraneo, arnmirò la capacità di inserire magistral­mente la storia siciliana nella corrente della cultura europea, rompendo il muro dell'isolamento eretto da Gentile che, mettendo in evidenza la diver­sità della cultura isolana, intesa quasi come fenomeno indigeno, aveva par­lato di Sicilia sequestrata. Perciò al grande storico di Giarre aveva dedicato, dopo la prematura e inaspettata scomparsa, un saggio dal titolo significativo: Rosario Romeo: un europeo in Sicilia.
La storia non fu l'unico amore della sua vita, essa fu coniugata dall'im­pegno politico che egli intendeva alla maniera aristotelica come servizio del cittadino nei confronti della collettività, come palestra di pensiero, come strumento di crescita morale, civile e culturale della Nazione. Mai tutta­via, confuse il giudizio storico con l'interpretazione politica. Il suo impegno pubblico ebbe sempre una precisa caratteristica, sia nei momenti del suc­cesso che in quelli della sconfitta: mai compromessi che comportassero cedi­menti in danno a quei principi morali che furono costantemente guida della sua azione di storico, di politico, di maestro. Non a caso fu sempre indi­cato come esempio di coerenza, onestà, equilibrio e di intransigente lotta contro mafia e inquinamenti vari.
Cominciò la carriera politica come consigliere provinciale. Nel 1971 fu eletto deputato all'Assemblea regionale Siciliana, incarico in cui fu ricon­fermato per ben quattro legislature. L'impegno politico non lo distrasse tuttavia dalla sua passione per la storia; fu nel 1990 relatore della legge regionale sullo Stemma e sul Gonfalone della Regione Siciliana, relazione