Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
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1996
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pagina
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384
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384 Libri e periodici
e per rendere più agevole al lettore l'approccio alla narrazione, la quale si sviluppa più come una traccia di soggetto cinematografico, pur se è dettagliata e rigorosamente aderente alla realtà, che come un saggio di storia. Alle due partì del lavoro, con intelligenza giornalistica, l'autore appone due titoli significativi: il figlio del miracolo , ad indicare le speranze legittime e legali per un futuro regale, e la figlia del mistero , a denotare la drammatica conclusione e l'incidenza del fattore umano in una situazione sognata con tanta forza. Un epilogo chiude il libro, che si legge con piacere, quasi d'un fiato, perché è scritto con un linguaggio piano ed è ricco anche di momenti di suspence, i quali ne rendono ancora più gradevole la lettura.
Due gravidanze fuori dell'ordinario delimitano come pietre miliari la romantica avventura della duchessa di Berry. La nascita del figlio del miracolo l'aveva convinta che la grazia di Dio, e non la volontà popolare, garantiva i troni delle dinastie legittime, e in questa certezza aveva trovato la forza per affrontare la sua impresa. La nascita della figlia del mistero frantumò tutte le sue illusioni. Si direbbe infatti che Anna Maria Rosalia sia venuta al mondo col preciso scopo di distruggere il sogno di sua madre. Visse infatti soltanto cinque mesi, appena il tempo necessario per fare compiere una svolta alla storia . Così comincia l'epilogo di Petacco nel suo libro sulla Signora della Van-dea , la quale a settantadue anni, il 17 aprile 1870, muore nel castello di Brùnnsee. A risparmiare a Maria Carolina il dolore che gli avrebbe procurato lo sdegnoso rifiuto di suo figlio Enrico a chi gli offre il trono, per la riconquista del quale ella tanto si era battuta, è appunto la morte, che dolcemente se n'impossessa cinque mesi prima della breccia di Porta Pia.
GAETANO ANDRISANI
All'ombra dell'aquila imperiale. Trasformazioni e continuità istituzionali nei territori sabaudi in età napoleonica (1802-1814). Atti del convegno, Torino, 15-18 ottobre 1990; 2 voli., Roma, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 1994, in 8, di pp. complessive 941. S.p.
La Rivoluzione francese deterrninò una rupture abrupte rispetto all'Ancien Regime, oppure la tesi della continuiti può essere suffragata con prove écla-tantes? Intorno a tale principale questione si muove la complessa rete di interventi e di ricerca che per un lungo triennio ci ha impegnati nella preparazione di queste giornate di lavoro , spiega Isabella Massabò Ricci, Direttore dell'Archivio di Stato di Torino, l'istituto che ha promosso e organizzato il convegno i cui Atti qui presentiamo.
D'accordo con Pierre Villard, Alessandro Galante Garrone, All'ombra dell'aquila imperiale, avverte che è necessario guardarci, su temi incandescenti come quelli connessi alla Rivoluzione francese, da una concezione [...] "manichea", di esaltazione acritica o di astiosa denigrazione; liberarci da schemi precostituiti, come spesso è accaduto e accade. E annota: Più volte, dagli eccessi di una troppo grezza e passionale storiografia di sinistra si è passati a semplificazioni estreme, talora anche paludate di pretesa scientificità, ma grossolanamente reazionarie (pp. 18-25; 24 per le citazioni).
Ma i testi degli archivisti, degli storici e degli studiosi di letteratura raccolti nei presenti Atti non indulgono ad affrettare generalizzazioni. Tutt'all'op-posto, essi forniscono un'enorme mole di dati concreti sui modelli istituzionali, sul personale burocratico e sulla situazione culturale del Regno di Sardegna, esaminato nel quadro complessivo dell'Europa napoleonica.