Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno <1996>   pagina <390>
immagine non disponibile

390 Libri e periodici
AA.W., Luigi Luzzatti e il suo tempo. Atti del convegno internazionale di stuòlo (Venezia, 7-9 novembre 1991), raccolti da Pier Luigi Ballini e Paolo Pecorari, presentazione di Feliciano Benvenuti; Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1994, in 8P, pp. 557. S.p.
A centocìnquant'anni dalla nascita di Luigi LuZzatti (1841-1927), il pen­siero e l'opera dello statista veneziano di origini ebraiche furono analiticamente affrontati dagli autorevolissimi partecipanti al convegno dei cui Atti qui ci oc­cupiamo.
Personalità straordinariamente ricca e complessa, sino ad allora Luzzatti era stato complessivamente poco indagato dalla storiografia, come risulta dalla bibliografia in appendice (p. 519) al profilo tracciatone da Francesco Parrillo per 11 "Parlamento italiano, 1861-1988. Storia parlamentare e politica dell'Italia, voi. 7, 1902-1908: l'età di Giolitti (da Zanardelli a Giolitti), Milano, 1990, pp. 429-450.
Grande importanza riveste pertanto il presente volume, i cui Autori hanno messo lucidamente a fuoco, attraverso la disamina della lunghissima e inesausta operosità luzzattìana, alcuni temi e problemi fondamentali per la comprensione della storia dell'Italia liberale, in particolare quelli relativi alla formazione del sistema bancario nazionale, al decollo industriale, al lavoro, alla legislazione sociale, alla cooperazione, all'emigrazione, alla libertà religiosa.
Professore di Diritto costituzionale prima nell'Università di Padova (1867-1895), quindi nell'ateneo romano, Luzzatti non può tuttavia essere considerato mi giurista tipico. Spiega in effetti Carlo Ghisalberti, Concezione dello Stato e idee costituzionali in Luigi Luzzatti (pp. 15-27), che appare difficile, se non addirittura impossibile, scindere e quasi isolare l'aspetto giuridico ed istituzio­nale della sua riflessione intellettuale e del suo approccio culturale da quel più ampio e complesso modo di intendere la realtà politica, sociale ed umana che costituiva l'essenza ed insieme la motivazione più profonda del suo impegno e della sua meditazione almeno nei confronti dei problemi, degli argomenti e dei soggetti da lui ritenuti centrali (p. 16). Senza contare che, in assenza di una sua opera d'insieme di carattere manualistico o trattatistico, la meditazione luzzattìana sui maggiori problemi dello Stato e del diritto pubblico restò affi­data alle lezioni universitarie, raccolte sotto forma di dispense stenografate dagli allievi con cadenza annuale. E, chiarisce Ghisalberti, se si confrontano tali lezioni, nella loro sistematica informe e nel loro contenuto piuttosto disorganico, al manuale dedicato dal Miceli al Diritto costituzionale, le cui due edizioni del 1898 e del 1913 abbracciarono più o meno l'intero arco di tempo nel quale furono prodotti i Corsi del Nostro sulla stessa materia, o se si paragonano questi ai famosissimi Principi di diritto costituzionale di Vittorio Emanuele Orlando, un personaggio col quale, per ragioni culturali e politiche Luzzatti ebbe frequente dimestichezza, o se, ancora si guarda l'allora appena concepito scritto su II diritto pubblico italiano di Santi Romano [...], ci si rende facil­mente conto del distacco metodico e contenutistico del loro autore dai maggiori rappresentanti ed interpreti della scienza giuridico-pubblicistica italiana del primo Novecento. Distacco che, d'altra parte, giustifica l'isolamento nel quale il Luz­zatti si trovava sul piano delle conventicole accademiche e degli schieramenti dottrinali e che, al tempo stesso, sembra comprovato dagli scarsi, anzi scarsis­simi riferimenti alla sua produzione scientifica fatti nelle note e nelle bibliografìe che accompagnano gli scritti degli altri giuristi (p. 22).
Sempre attento alle vicende politico-costituzionali inglesi (Paolo Pombeni, Luigi Luzzatti e il modello inglese, pp. 29-55), profondamente influenzato dalla