Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno
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1996
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pagina
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391
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Libri e periodici
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cultura polìtica, giuridica ed economica tedesca (Hartmut UUrich, Luigi Luzzattf e i liberali tedeschi, pp. 57-116), noto al pubblico francese per il volume Liberti de conscience et libertà de science, Paris, 1910 (Emile Poulat, Luigi Luzzattt, les libéraux itaUens et l'experience frangaise, pp. 117-128), acuto osservatore del funzionamento dello Stato belga (Francis Delpérée, Luigi Luzzattt et le système constitutionnel belge, pp. 129-143), Luzzatti ebbe una parte di rilievo nella dirigenza politico-parlamentare italiana tra l'età della Destra e la crisi di fine secolo (Aldo Berselli, Luigi Luzzatti negli anni della Destra e della Sinistra storica, pp. 147-162, e Mario Belardinelli, Luigi Luzzatti nella crisi di fine secolo, pp. 163-177), conservando grande prestigio anche negli anni 1914-1927, quando tuttavia la sua attività si svolse ormai ai margini della direzione della politica nazionale e senza effettivamente incidere, neppure parzialmente, nelle molte e gravi decisioni di governo che via via furono prese (Roberto Vivarelli, Luigi Luzzatti, la prima guerra mondiale e la crisi dello Stato liberale, pp. 179-193, e p. 179 per la citazione).
In particolare, Luzzatti emerse per le eccezionali competenze in campo economico e finanziario (Paolo Pecorari, Lo storicismo economico di Luigi Luzzatti, pp. 197-213; Giovanni Zalin, Crescita economica, protezionismo industriale e politica dei trattati commerciali in Luigi Luzzatti, 1866-1911, pp. 215-251; Luigi De Rosa, Luigi Luzzatti e il Banco di Napoli, pp. 259-276; Franco Bonelli, Luigi Luzzatti e la Banca d'Italia, 1893-1914, pp. 277-296; Pier Luigi Ballini, Luigi Luzzatti e la conversione della rendita nel 1906, pp. 297-347; Cristina Nardi Spiller, Luigi Luzzatti e l'Unione Monetaria Latina, pp. 349-387) e per il non comune equilibrio che gli permise di non essere né* un industrialista viscerale, né tantomeno un protezionista fanatico , pur senza condividere le posizioni, non prive di assurdità , dei liberisti capeggiati da Attilio Cablati, Luigi Einaudi e Edoardo Giretti (le citazioni sono tratte da Zalin, art. cit., pp. 222 e 248).
Altrettanto importante fu l'opera da Luzzatti profusa neli'afrrontare la questione sociale ed i problemi del lavoro e della cooperazione (Renata Allio, Luigi Luzzatti e il dibattito sul lavoro minorile, pp. 391-408; Dora Marucco, Luigi Luzzatti e gli esordi della legislazione sociale, pp. 409-424; Maurizio Degl'Innocenti, Luigi Luzzatti e V onestà operosa, pp. 425-457; Giuliano Petrovich, Luigi Luzzatti: la difusione del credito e le Banche Popolari come ipotesi di previdenza volontaria, pp. 459-478; Zefiro Ciuffoletti, Luigi Luzzatti e l'emigrazione, pp. 479-495); e ciò indipendentemente dal fatto che nella sua scelta tenace in favore della legislazione sociale è difficile dire quanto abbiano giocato l'etica, il senso della giustizia e la solidarietà umana e quanto invece l'opportunismo e il calcolo politico (Allio, art. cit., p. 408).
Ma Luzzatti, pur sottolineando la discriminazione sancita dall'articolo 1 dello Statuto Albertino, che innalzava la religione cattolica a religione dello Stato mentre le altre confessioni erano solo tollerate, fu anche singolarmente sensibile agli studi religiosi, lasciando affiorare una certa qua! affinità tra i propri orientamenti e talune tendenze rilevabili all'interno del mobile fronte modernista, non escluso quel modernismo ebraico il cui massimo esponente fu il Felice Momigliano nel 1988 con partecipe meticolosità studiato da Alberto Cavaglion (Annibale Zambarbieri, Luigi Luzzatti e la crisi modernista, pp. 499-525; Marino Berengo, Luigi Luzzatti e la tradizione ebraica, pp. 527-541).
Completa questo insostituibile volume la cui ricchezza abbiamo, per ragionevoli motivi di spazio, potuto percorrere soltanto a volo d'uccello un puntuale indice dei nomi.
CLAUDIO SPIRONELLI