Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
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1996
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pagina
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392
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392 Libri e periodici
Die Protokolle des òsterreichischen Ministerrates 1848-1867, Serie V, Die Mini-sterien Erzherzog Rainer una Mensdorf, voi. VII, 15 ottobre 1863-23 maggio 1864, a cura di THOMAS KLETECA e KLAUS KOCH, con una prefazione di HELMUT RUMPLER; Wien, ósterreichischer Bundesverlag, 1992, pp. XLIX-438, s.p.; voi. Vili, 23 maggio 1864-26 novembre 1864, a cura e con un'introduzione di STEPAN MALFÈR, con una premessa di WALTRAUD HEINDL; Wien, Ósterreichischer Bundesverlag, Padagogischer Verlag, 1994, pp. XLVI-333, s.p.
Sino all'autunno del 1863 lo scenario politico austriaco, nonostante il pericolo rappresentato dall'irrisolto problema ungherese, sembrava caratterizzato, sia in politica estera sia in politica costituzionale, da una tendenza alla stabilizzazione (v. la mia recensione ai precedenti volumi di questa serie dei Protocolli nella Rassegna, 1992, pp. 257-259). Per quanto riguarda in particolare le questioni internazionali, la linea asburgica era stata esposta con lapidaria ed incisiva chiarezza nel protocollo del 19 maggio 1863: Noi abbiamo bisogno della pace per il nostro sviluppo interno; la vogliamo perciò vedere conservata e la nostra azione tende costantemente a questo scopo . I volumi oggetto di questa recensione stanno invece anzitutto sotto il segno della comune guerra condotta da Austria e Prussia contro la Danimarca e del conseguente riaprirsi di una fase di aperta tensione nella confederazione germanica. I testi dei protocolli, in parte già noti dai lavori di Srbik, riflettono alcuni momenti importanti nell'evolversi di questi problemi, che hanno una dimensione insieme internazionale ed inter-tedesca. I protocolli del 21 e del 23 novembre 1863 (Federico VII di Danimarca era morto pochi giorni prima, il 15 novembre) affrontano il tema dello statuto speciale dei ducati danesi, che Cristiano LX non vuole rispettare, almeno per quanto riguarda lo Schleswig. Il testo del 23 novembre dimostra l'impossibilità per l'imperatore e per i suoi ministri di rinnegare i principi fondamentali sui quali si regge non solo la politica estera, ma la stessa esistenza dello stato asburgico: a Vienna non si pone in discussione la legittimità della successione nei ducati, perché essa è garantita dalla santità dei trattati, ma la questione costituzionale, e cioè l'intenzione danese di alterare la fisionomia giuridica dei ducati. Ed è nel nome di questo vulnus che l'Austria si unirà alla Prussia nella procedura deIP esecuzione contro la Danimarca. Già questa impostazione dimostra come la sorte dei ducati ponga alla classe dirigente asburgica problemi non facili, che si fanno poi più acuti, come osservano opportunamente Kletecka e Koch, quando terminata la guerra l'Austria si trova ad avere in mano una carta, che non può assolutamente utilizzare in modo rispondente ai propri interessi, mentre il condominio nei ducati porta in sé già i germi del futuro conflitto. Una fonte spesso marginale per la politica estera, come i Protocolli, ha in questo caso elementi di rilevante interesse in questo ambito, sia per quanto riguarda i principi ispiratori, sia per quanto attiene alla concreta condotta del governo imperiale. Seguendo le ulteriori tappe della vicenda dei ducati, Malfèr sottolinea come l'unica comunanza di interessi tra Berlino e Vienna risieda nella volontà di condurre un KabineUskrieg e non un Nationalkrieg, in modo da arginare la pressione del movimento nazionale tedesco e da impedire la rivitalizza-zione del Bund e della Terza Germania; questo interesse comune si esaurisce naturalmente con la fine delle operazioni militari. Il protocollo del 25 maggio 1864 esprime già chiaramente la volontà austriaca di contenere non soltanto il nazionalismo tedesco, ma anche l'espansionismo prussiano. Nell'autunno del 1864 si verifica un mutamento ai vertici della diplomazia austriaca: Mensdorff sostituisce Rechberg; ma il cambiamento di ministro non comporta una svolta nella linea politica. Rechberg viene sacrificato su pressione di Schmerling, che spera, allontanando un collega conservatore, di attenuare lo scontento determinato dalla propria politica interna. Il protocollo del 31 ottobre dimostra infatti