Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
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1996
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394
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Libri e periodici
privatizzare, sono a loro volta oggetto il 4 agosto 1864 di un serrato dibattito tra protezionisti e liberisti all'interno del consiglio. Il 14 novembre 1864 *j ministri approvano le misure prese da Benedek e da Toggenburg, per reprimere il Putsch scoppiato in Friuli, già studiato in un bell'articolo di Richard Blaas. Il consiglio raccomanda una severità esemplare contro coloro che tentano di introdurre il brigantaggio (il termine è in italiano nel protocollo) nel Veneto. Anche la politica del ministero verso il regno d'Italia rientra tra i temi in discussione: il 23 novembre 1864 Mensdorff espone un suo schema di risposta ad alcune interpellanze parlamentari, nel quale sottolinea l'intenzione austriaca di non sacrificare i legittimi diritti dei sovrani di Toscana, Modena e Parma, ma pure la volontà espressa anche al pontefice di non farsi trascinare in una aggressiva politica di rivincita. Emerge quindi anche da questo testo del ministro degli esteri quel tentativo di contemperare l'astratta fedeltà ai principi dell'ordine e della legittimità con la necessità di adeguarsi agli imperativi del realismo e del pragmatismo; un atteggiamento questo che caratterizza tutta la politica estera asburgica del periodo. Questa linea, che pure non eviterà la sconfitta politico-diplomatica prima ancora che militare del 1866, si fa più chiara quando la conferenza di Schònbrunn dell'agosto 1864 (momento questo che non trova riscontri nei protocolli) dimostra l'infondatezza della speranza di utilizzare la questione dei ducati danesi come carta di scambio, per ottenere l'appoggio prussiano per una rivincita in Italia.
L'edizione e i saggi introduttivi si mantengono sul consueto, elevato livello; il recensore può solo auspicare, per concludere, che le recenti misure di risparmio decise dal governo austriaco, non compromettano il completamento di questa iniziativa.
ANGELO ARA
MASSIMO BAIONI, La religione della patria. Musei e istituti del culto risor* gimentale (1884-1918); Quinto di Treviso (TV), Pagus Edizioni, 1994, in 8, pp. 194. L. 35.000.
All'analisi del mito del Risorgimento Massimo Baioni intende contribuire indagando le manifestazioni visive deputate a formare l'immaginario collettivo degli italiani e a plasmarne i contenuti. Inserendosi nel filone di ricerca aperto nel 1991 da Bruno Tobia, Una patria per gli italiani. Spazi, itinerari, monumenti nell'Italia unita (1870-1900), il giovane dottore di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici presso l'Università di Urbino concentra la propria attenzione sui Musei del Risorgimento, che possono essere annoverati tra i veicoli più singolari attraverso cui si venne diffondendo una immagine del processo di unificazione ricalcata su precise coordinate ideologiche; e, in secondo luogo, su quegli enti culturali la Società nazionale per la storia del Risorgimento * e il * Comitato nazionale per la storia del Risorgimento J , che all'inizio del secolo funsero da catalizzatori del dibattito sul Risorgimento e nella cui attività è possibile avvertire l'eco di un clima politico e culturale in rapida trasformazione (p. 11).
Nel contesto italiano, spiega Baioni, i Musei del Risorgimento dovevano concorrere alla costruzione di un tessuto unitario in grado di stringere attorno alle istituzioni dello Stato un consenso più ampio; e nella loro vicenda, in efletti, si può leggere una pagina del rapporto intercorso tra i progetti predisposti dalla classe dirigente liberale, nella varietà di correnti e organizzazioni che la componevano, e gli ostacoli molteplici che frenarono la realizzazione di