Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno <1996>   pagina <395>
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Libri e periodici
una " religione civile " fondata sul doppio motivo della rappresentazione-edu­cazione nazionale (p. 12).
Tuttavia, chiarisce l'Autore, non si comprenderebbe appieno la portata dell'operazione se l'analisi restasse confinata alla dimensione " interna " dei musei, rinunciando a verificare, nei limiti del possibile, cosa essi rappresen­tassero nella vita cittadina, quali settori della società fossero coinvolti e quali reazioni venissero attivate di fronte ai problemi della gestione della memoria storica {ivi).
Il terminus a quo della ricerca di Baioni è stato suggerito da un dato strettamente empirico. Nel 1884 si tenne l'Esposizione nazionale di Torino: con il Padiglione del Risorgimento allestito al suo interno fu avviata su ampia scala la valorizzazione della storia risorgimentale e si concretizzò l'idea stessa dei musei patriottici (p. 13).
Da parte sua, il 1918 rappresenta un'altra data periodizzante, la fine di un'epoca e l'annuncio di una stagione politico-culturale caratterizzata da una cornice istituzionale diversa; la guerra mondiale, facendo esplodere le contrad­dizioni dello Stato liberale, fu la cartina di tornasole delle forme eterogenee in cui il Risorgimento era stato vissuto e interpretato dalla classe politica postunitaria. Come dimostrano la fondazione di alcuni musei negli anni del conflitto e l'attività delle associazioni risorgimentiste, erano subentrati ormai riferimenti e priorità nuovi, mentre maturavano le condizioni per indirizzi che tradivano inflessioni nazionalistiche sempre più marcate, alle quali l'intervento risolutore del regime fascista avrebbe poi dato una più consapevole formaliz­zazione ideologica (ivi).
Con apprezzabile equilibrio Baioni individua nella propaganda anticlericale una delle travi portanti dell'edificio ideologico di molti musei della provincia padana, nei cui Comitati sedevano uomini il cui percorso biografico era punteggiato di esperienze di matrice cospirativa, di idee garibaldine e mazzi­niane, di appartenenza o simpatia per la Massoneria ; e, nelle città in cui si intrecciava con la memoria recente del dominio pontificio, quella tradizione finiva inoltre per irrobustirsi di un sostrato storico di avversione e di lotta al temporalismo (p. 52).
Per altro verso, precisa Baioni, pur essendo una componente caratteriz­zante di alcuni musei dell'area padana, l'impronta anticlericale non va consi­derata qualificante in senso assoluto. La pluralità delle posizioni intorno al Risorgimento e l'impulso essenzialmente locale a cui i musei dovevano la loro esistenza, oltre al ruolo preponderante esercitato dai direttori, lasciavano spazio a soluzioni diversificate. Nell'ambito della celebrazione risorgimentale, sin dagli ultimi decenni dell'Ottocento è possibile imbattersi anche nella presenza di un filone clerico-moderato, che in vista del nuovo secolo si preparava a consolidare le proprie posizioni grazie all'inserimento massiccio dei cattolici nella vita po­litico-sociale. Rifiutata ovviamente la carica anticlericale di cui si ammantava il discorso patriottico in molte città padane, la sacralizzazione della memoria risorgimentale in tipici contesti di cattolicesimo liberale non perde tuttavia gli accenti e i significati fondamentali là riscontrati (p. 72).
Fondata ufficialmente il 3 gennaio 1907, la Società nazionale per la sto­ria del Risorgimento italiano divenne subito il centro coagulante dei mille rivoli in cui si diversificava la discussione sul Risorgimento. Le scansioni te­matiche e i dibattiti che si registrarono durante i Congressi contribuiscono ad arricchire il quadro e a integrare l'analisi del clima politico e culturale nel quale cresceva l'esigenza del rafforzamento organizzativo.
Sul piano scientifico il risultato immediato più importante fu, secondo Baioni, la riattivazione della Rivista Storica del Risorgimento di Beniamino Manzone (pubblicata fra il 1896 e il 1898), la quale, dopo l'accordo con
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