Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno
<
1996
>
pagina
<
396
>
396 Libri e periodici
l'editore Bocca di Torino, si presentava in una nuova veste col titolo 11 Ri' sorgimento Italiano.
Ma l'impegno della Società, prosegue Baioni, doveva essere distribuito su molti versanti. Maggiore presenza del Risorgimento nelle scuole, istituzione di cattedre universitarie, incentivazione della produzione scientifica e della divulgazione popolare, fondazione di musei e di Comitati regionali, promozione di conferenze e manifestazioni celebrative: in ognuno di questi settori la Società nazionale era chiamata a colmare gravi lacune o a disciplinare l'estemporaneità di tante iniziative (p. 91).
H Consiglio centrale della Società era saldamente controllato da esponenti del liberalismo moderato: oltre al presidente onorario, il barone Antonio Manno, e al presidente effettivo, Bassano Gabba, ne facevano parte i vicepresidenti Alessandro Luzio e Francesco Novati, il segretario Vittorio Ferrari, i vicesegretari Giuseppe Gallavresi e Ettore Verga, il tesoriere Ambrogio Grippa e i consiglieri Vittorio Fiorini, Domenico Guerrini, Ulberto Govone e Filippo Nani Mocenigo.
Più eclettica invece, ad avviso di Baioni, la composizione dei Comitati locali: qui non era infrequente imbattersi in reduci delle battaglie per l'indipendenza, ex garibaldini o simpatizzanti massonici, in genere attratti soprattutto dai temi della propaganda educativa (p. 91).
Nell'approccio al Risorgimento, la guerra di Libia costituì uno spartiacque. Che associazioni come la Società nazionale fossero sensibili al richiamo di una propaganda incitante al risveglio delle idealità passate come presupposto della costruzione di una forte coscienza nazionale, rientrava nella logica delle cose , annota Baioni (pp. 156-157).
Se un patriottismo non meglio specificato schiudeva un terreno d'incontro tra nazionalisti e protagonisti del recupero risorgimentale, questa assonanza non fu però decisiva e non sarebbe sufficiente in sé a chiarire i termini della questione.
La nota dominante di tutto l'ambiente risorgimentista fu un patriottismo senza aggettivi, nella cui generica identificazione con il sentimento nazionale e con la tradizione dell'epopea unitaria potevano confluire posizioni culturali eclettiche. La presenza di sentimenti francofili, l'irredentismo e la componente massonica erano fattori discriminanti rispetto al nazionalismo, che invece ostentava ammirazione per il mondo tedesco, lasciava cadere ogni giustificazione in merito all'irredentismo e si avviava a vedere nel cattolicesimo un potente fattore di mobilitazione antiliberale. Non va inoltre sottaciuto il dato generazionale: la grande maggioranza dei membri della Società nazionale, del Comitato e dei Musei del Risorgimento proveniva da una formazione politico-culturale ottocentesca e postrisorgimentale; la simpatia per la propaganda nazionalista non poteva arrivare alla rottura culturale nei confronti del proprio passato, né tantomeno agire da presupposto per mettere in discussione i principi su cui si reggevano le istituzioni liberal-borghesi scaturite dalle lotte per l'indipendenza. Ma la necessità di evitare confusioni o forzature interpretative non può impedire di rilevare che molti esponenti del risorgimentalismo liberale, specialmente della parte più conservatrice, non sfuggirono alle tentazioni di scivolare verso gli entusiasmi nazionalistici (p. 157).
Ciò accadde anche in occasione della prima guerra mondiale. L'idea di una guerra iscritta nel codice genetico dell'Italia uscita dal Risorgimento poteva fare coesistere un interventismo di tipo democratico e un interventismo Hberal-conservatore a sfondo nazionalista. Se nel tragitto biografico di tanti risorgimentisti era possibile avvertire ancora un richiamo sincero agli ideali del Risorgimento e l'adesione alla causa dell'irredentismo e della libertà delle nazioni, non bisogna sottovalutare l'impatto che sulla propaganda patriottica ebbero le