Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
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1996
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pagina
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Libri e periodici
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deformazioni nazionalistiche, il sensazionalismo dannunziano, gli stereotipi ideologici che si annidavano dietro ogni messaggio, snaturandone molto spesso il significato originario (p. 153).
Fondato su ricerche archivistiche e pubblicistiche e su una bibliografia oculata anche se talora eccessivamente sobria (non sono citati, per esempio, i fondamentali studi di Aldo Alessandro Mola e di Ferdinando Cordova sulla Massoneria, di Mimmo Franzinelli e di Pedro Alvarez Làzaro sull'anticlericalismo e il Libero Pensiero), il lavoro di Baioni susciterà sicuramente un ampio dibattito e rafforzerà in tal modo un filone di studi cui nel 1993 recò un contributo non trascurabile il seminario di Rovereto su I musei sulla Grande Guerra dalla Val Camonica al Carso, di cui purtroppo non saranno stampati gli Atti.
CLAUDIO SPIRONELLI
LUCIO D'ANGELO, Pace, liberismo e democrazia. Edoardo Giretti e il pacifismo democratico nell'Italia liberale; Milano, Angeli, 1995, in 8, pp. 217. L. 28.000.
È particolarmente interessante leggere la storia di un industriale del nostro paese che, come Edoardo Giretti, per decenni sostenne le ragioni del pacifismo e del liberismo economico, criticando ogni forma di dirigismo e di sostegno statale in nome di scelte antimonopolistiche e anticorporative, che analizzò acutamente il rapporto fra patriottismo e diritto definendo la grandezza nazionale non in base alla forza espansiva del paese, ma al grado di coesione dei suoi cittadini. Si tratta di una serie di atteggiamenti scaturiti, è vero, dalla sua posizione di piccolo industriale di un settore come quello serico non solo non protetto, ma largamente danneggiato dal sistema doganale che si instaurò a partire dal 1887. Tuttavia dal lavoro di D'Angelo emerge chiaramente che per tutta la sua vita egli si batté senza accettare compromessi o ricercare favori di natura corporativa, contro quello che reputò un sistema distorto e controproducente, origine di corruzione e tensioni sociali. Alla radice del suo impegno si indovina cioè un progetto politico che andava ben oltre le istanze puramente economiche, che giungeva a prefigurare un modello preciso di società, all'interno della quale era essenziale la libertà di azione individuale, l'abolizione dei privilegi della plutocrazia, la libertà internazionale dei commerci e l'uso dell'arbitrato pacifico per risolvere le controversie fra le nazioni.
Edoardo Giretti, radicale, piccolo industriale delle valli piemontesi, fino a questo momento è stato oggetto di indagine rispetto alla sua tenace e vivace campagna antiprotezionista che lo qualificò all'interno di quella corrente liberista cui fecero riferimento i ben più noti Luigi Einaudi, Antonio De Viti De Marco, Giustino Fortunato, Attilio Cabiati, ecc. La scelta di concentrare questo lavoro sulla sua attività pacifista ha quindi il senso di restituire al personaggio la complessità della sua dimensione politica e personale. L'industriale piemontese costituì infatti, dopo Ernesto Teodoro Moneta, uno degli esponenti di maggiore importanza del pacifismo borghese del nostro paese.
Il tema è particolarmente interessante perché, come avverte l'autore, in sede storiografica si è fin qui dedicata scarsa attenzione alle vicende degli ambienti pacifisti non socialisti e non cattolici, ma anche perché ripropone una riflessione sul rapporto fra spirito imprenditoriale e patriottismo, fra cultura politica e cultura economica.
Questo testo, che si serve di una ricca documentazione in gran parte