Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno <1996>   pagina <400>
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400 Libri e periodici
tolìcesìmo e nel classicismo due presupposti irrinunziabili, ma li sa vivere e far rivivere con partecipazione non artificiosa, non formalistica; in testa, pre­vedibilmente, Fedele Lampertico, che nato senatore [...] seppe fondere dentro se stesso in unità elementare il sentimento del dovere religioso e il sentimento del dovere civile .
Quando pronunzia queste parole per l'illustre amico e collega scomparso, ad un anno dalla morte, nell'aprile 1907, Fogazzaro è già da un pezzo prota­gonista indiscutibile proprio perché incessantemente e passionalmente discusso della vita letteraria e latamente civile e culturale italiana.
Ma così non era quando nel giugno 1870, non ancora trentenne, esor­disce nel clima umbratile al quale ci richiamano questi discorsi su un tema del quale non si potrebbe immaginare più caratterizzante e caratteristico, con sullo sfondo l'ombra, ben più grandeggi ante e corrusca che non quella del Lampertico, di Alessandro Rossi, la dispensa dei premi agli alunni delle scuole serali, questi poveri volontari dello studio, sovente mal nutriti e mal vestiti, sempre devoti a chi li guida con zelo ammirabile nei cui confronti la mas­sima educativa strategica, vorremmo dire, consiste nel deviare dal popolo alcune correnti impetuose del pensiero moderno e sostituirle con quei li­bri celebri che stimolano l'energia del lavoro colTesempio di splendidi suc­cessi.
Fabio Finotti nella pregevolissima introduzione si è soffermato a lungo su questa sorta di transizione indolore dall'Austria all'Italia che Zanella go­verna dall'alto della serie trentennale dei suoi discorsi in un complessivo disegno di stabilità sociale da un lato e di dinamismo economico dall'altro i cui patriarchi derivano da Smiles in una continuità di self made men e della relativa apologetica e retorica di cui gli agghindati necrologi accademici fogaz-zariani esibiscono un'autentica galleria, non di rado ai limiti della commedia di costume e delle relative maschere fisse.
Zanella, abbiamo detto, e con lui un precursore, un padre, che lo scrit­tore già insigne, a fine 1888, non esita a salutare come tale, evocando non a caso l'analogia con la funzione ed il ruolo di Parini per una religiosità tutta italiana e patriottica prima ancora che sacerdotale, il fondo latino della sua cultura e il carattere veneto del suo spirito , un filo rosso segreto con Man­zoni a cui non può che corrispondere, ancorché implicitamente, un'estraneità totale a De Sanctis sulla comune pietra di paragone di Giovanni Prati, a non parlare di Carducci, col quale siamo davvero in un mondo ed in una classi­cità del tutto differenti (le venature e le inquietudini pascoliane cominciano viceversa già chiaramente a spesseggiare).
Questo ripiegarsi ed arroccarsi su uno Zanella cattolico perché italiano e patriota, che fa nuovamente tanto Alessandro Rossi, e che giustifica i violenti incidenti cittadini del giugno 1897 per il tardo e contrastato scoprimento del busto del Cavour, donde i fulmini ghibellini del marchese di Rudinì sulla protervia provocatrice degli amministratori clericali, temporalisti e borbonici di­nanzi allo stesso temperato conciliatorismo fogazzariano ( Non saremo com­patti e forti fino a che sorgono barriere fra Roma e Roma ), questo ripie­garsi tendenzioso su Zanella, dicevamo, illumina di una luce particolare quelli che sono senz'altro i due contributi criticamente più ragguardevoli del nostro volume Dell'avvenire del romanzo in Italia del 1872 e Un'opinione di Alessandro Manzoni del 1887, un intervallo di quindici anni nel corso dei quali il Nostro è diventato da osservatore protagonista e può prendere le di­stanze dallo stesso venerato Manzoni, grazie, lo ripetiamo, a Zanella, in nome di un moralismo ancor più spiritualistico e rigoroso di quello del grande lom­bardo.
Se infatti il romanzo nel 1872 è la espressione prevalente del senti-