Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno
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1996
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Libri e periodici
tiene alla generazione di coloro che hanno collocato idealmente Trieste e la Venezia Giulia al centro della propria esperienza civile e culturale. Cosi, Trieste diviene parte insostituibile del loro fare storia, con una passione e un rigore, già evidenziati nei giovanili anni della prima ricerca storica, che giungerà poi, grazie all'attenta e scrupolosa esegesi delle fonti, alla piena maturazione scientifica propria della storiografia giuliana di oggi. In Giulio Cet-vani, la memoria ripercorre, nell'aiternarsi delle umane stagioni, che è poi il correre della vita medesima, l'ardua storia della città, segnata da momenti ora drammatici ora esaltanti, perché tipici di una terra collocata alla convergenza delle molteplici aspirazioni politiche ed economiche, territoriali e sentimentali di quanti Italiani, Sloveni, Austrotedeschi anelavano alla Venezia Giulia, al Primorje, al Kustenland come alla propria terra di elezione. Perciò fu doloroso e tormentato il destino di Trieste e della Venezia Giulia, proprio perché le umane passioni, l'odio etnico e i contrapposti progetti politico-nazionali generarono delle scelte e degli atteggiamenti tra loro inconciliabili e, così, le diverse genti, che pure furono unite dal comune amore per la stessa terra, si sfidarono drammaticamente in una cieca e devastante lotta, che fu negazione dei principi di civiltà e tolleranza. Si tratta di un passato amaro ed impetuoso: amari furono, infatti, gli anni della contrapposizione ideologica e dell'odio lacerante; impetuosi furono pure i giorni della divisione e della sopraffazione. Irredentismo culturale e Irredentismo politico, austro-marxismo ed Austria dei popoli, slavismo e municipalismo rappresentarono i programmi e le tendenze, gli obiettivi e le mete di due stirpi, che amarono la loro città, dimenticando però, per una egoistica e tendenziosa visione esclusivamente italiana o slovena della Venezia Giulia, la sola missione di quella terra, che avrebbe dovuto propagare i valori civili e culturali, proprio da Trieste, perché posta fra Italia e Slavia. Al contrario, anche nella terra giuliana si ripropose, con effetti dolorosi e devastanti per tutti, l'incerta ricerca del limite nazionale, che già nell'Europa centro-orientale, all'epoca della piena maturazione di Polacchi, Rumeni, Magiari e Slovacchi, aveva offuscato le coscienze degli uomini. La Trieste della finis Austriae è la città cosmopolita per eccellenza, cui sentimentalmente guardano tutti i sudditi dell'ormai anziano Francesco Giuseppe: la città immediata appartiene al patrimonio ideale e collettivo del mondo asburgico e il suo distacco, nel 1918, sarà vissuto a Vienna come a Praga, a Cracovia come a Lubiana con smarrimento e malinconia. Un mondo è drammaticamente spazzato via e con esso la città è definitivamente perduta! Opulenta e raffinata, Trieste è il luogo privilegiato di un capitalismo mercantile ed imprenditoriale espressione di una borghesia intraprendente e colta, che si dedica agli affari e alla finanza, alle squisite letture e agli interessi artistici. Ma in quei medesimi giorni del crepuscolo austroungarico, la città vive l'asprezza della slataperiana immagine di Trieste, composta di tragedia, che sembra pietrificarla, là sul golfo, tra l'acqua cerulea del mare e il brullo Carso, mentre si alternano gli uomini e le ideologie, le costruzioni politiche si sgretolano e i giorni del tempo corrono via.
In Giulio Cervani vi è un'intima connessione tra ricerca storica e alto magistero di docente a Trieste, la città alla quale egli dedica la propria esistènza di uomo e di intellettuale, con un rapporto di amore profondo per la terra dei padri, che costituisce per lui fonte inesauribile di conoscenze e di sapere. Piace perciò concludere queste brevi righe dedicate allo storico triestino, rievocando le pregnanti parole di Giani Stuparieh, lo scrittore maggiormente rappresentativo della triestinità del nostro tempo e che, con rara sensibilità umana e squisita finezza artistica, ha dedicato pagine assai belle proprio a Trieste: [...] affacciata sul suo golfo lunato che va dalla laguna di Grado ai monti e ai promontori dell'Istria. Vederla come la vedevo io, ora sotto il cielo violetto della sera che l'ammorbidisce e ci fa pensare a Napoli, ora