Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno <1996>   pagina <404>
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Libri e periodici
tiene alla generazione di coloro che hanno collocato idealmente Trieste e la Venezia Giulia al centro della propria esperienza civile e culturale. Cosi, Trieste diviene parte insostituibile del loro fare storia, con una passione e un rigore, già evidenziati nei giovanili anni della prima ricerca storica, che giungerà poi, grazie all'attenta e scrupolosa esegesi delle fonti, alla piena ma­turazione scientifica propria della storiografia giuliana di oggi. In Giulio Cet-vani, la memoria ripercorre, nell'aiternarsi delle umane stagioni, che è poi il correre della vita medesima, l'ardua storia della città, segnata da momenti ora drammatici ora esaltanti, perché tipici di una terra collocata alla conver­genza delle molteplici aspirazioni politiche ed economiche, territoriali e senti­mentali di quanti Italiani, Sloveni, Austrotedeschi anelavano alla Vene­zia Giulia, al Primorje, al Kustenland come alla propria terra di elezione. Perciò fu doloroso e tormentato il destino di Trieste e della Venezia Giulia, proprio perché le umane passioni, l'odio etnico e i contrapposti progetti poli­tico-nazionali generarono delle scelte e degli atteggiamenti tra loro inconcilia­bili e, così, le diverse genti, che pure furono unite dal comune amore per la stessa terra, si sfidarono drammaticamente in una cieca e devastante lotta, che fu negazione dei principi di civiltà e tolleranza. Si tratta di un passato amaro ed impetuoso: amari furono, infatti, gli anni della contrapposizione ideologica e dell'odio lacerante; impetuosi furono pure i giorni della divisione e della sopraffazione. Irredentismo culturale e Irredentismo politico, austro-marxismo ed Austria dei popoli, slavismo e municipalismo rappresentarono i programmi e le tendenze, gli obiettivi e le mete di due stirpi, che amarono la loro città, dimenticando però, per una egoistica e tendenziosa visione esclu­sivamente italiana o slovena della Venezia Giulia, la sola missione di quella terra, che avrebbe dovuto propagare i valori civili e culturali, proprio da Trie­ste, perché posta fra Italia e Slavia. Al contrario, anche nella terra giuliana si ripropose, con effetti dolorosi e devastanti per tutti, l'incerta ricerca del limite nazionale, che già nell'Europa centro-orientale, all'epoca della piena ma­turazione di Polacchi, Rumeni, Magiari e Slovacchi, aveva offuscato le coscienze degli uomini. La Trieste della finis Austriae è la città cosmopolita per eccel­lenza, cui sentimentalmente guardano tutti i sudditi dell'ormai anziano Fran­cesco Giuseppe: la città immediata appartiene al patrimonio ideale e collettivo del mondo asburgico e il suo distacco, nel 1918, sarà vissuto a Vienna come a Praga, a Cracovia come a Lubiana con smarrimento e malinconia. Un mondo è drammaticamente spazzato via e con esso la città è definitivamente perduta! Opulenta e raffinata, Trieste è il luogo privilegiato di un capitalismo mercan­tile ed imprenditoriale espressione di una borghesia intraprendente e colta, che si dedica agli affari e alla finanza, alle squisite letture e agli interessi ar­tistici. Ma in quei medesimi giorni del crepuscolo austroungarico, la città vive l'asprezza della slataperiana immagine di Trieste, composta di tragedia, che sembra pietrificarla, là sul golfo, tra l'acqua cerulea del mare e il brullo Carso, mentre si alternano gli uomini e le ideologie, le costruzioni politiche si sgretolano e i giorni del tempo corrono via.
In Giulio Cervani vi è un'intima connessione tra ricerca storica e alto magistero di docente a Trieste, la città alla quale egli dedica la propria esi­stènza di uomo e di intellettuale, con un rapporto di amore profondo per la terra dei padri, che costituisce per lui fonte inesauribile di conoscenze e di sapere. Piace perciò concludere queste brevi righe dedicate allo storico trie­stino, rievocando le pregnanti parole di Giani Stuparieh, lo scrittore maggior­mente rappresentativo della triestinità del nostro tempo e che, con rara sensi­bilità umana e squisita finezza artistica, ha dedicato pagine assai belle proprio a Trieste: [...] affacciata sul suo golfo lunato che va dalla laguna di Grado ai monti e ai promontori dell'Istria. Vederla come la vedevo io, ora sotto il cielo violetto della sera che l'ammorbidisce e ci fa pensare a Napoli, ora