Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Giuseppe Tricoli
anno <1996>   pagina <406>
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406 Libri e periodici
movimento e intratteneva, in particolare, str8 contatti con il gruppo di Fe­derami. Quando, nel 1823, il nazionalismo confluì nelle fila del fascismo, Gra­vina si ritrovò fra i più convinti sostenitori di Mussolini, tanto da essere candidato dai PNF alle elezioni del 1924. Con l'avvento del regime, operò presso la Società delle Nazioni in qualità di membro aggiunto della commis­sione incaricata di dirimere questioni territoriali. Si occupò, per la sua cono­scenza specifica, dell'area del Baltico e si trovò così coinvolto, come alto com­missario della Società delle Nazioni a Danzica, nella complessa questione della definizione della frontiera polacco-tedesca. La condotta di Gravina, stretto tra le opposte pressioni dei nazionalisti polacchi e tedeschi, risultò sempre im­prontata al rispetto dei trattati vigenti! e si richiamò costantemente alle diret­tive della Società delle Nazioni* D'altra parte, proprio verso quel consesso internazionale Gravina espresse ripetutamente valutazioni non positive, mo­strandosi al contempo fautore della distensione dei rapporti italo-tedeschi e polemico nei confronti di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, rei di meno­mare il nostro prestigio, mutilare la nostra vittoria e privarci di ogni suo frut­to (p. 71).
I cenni biografici fin qui delineati testimoniano chiaramente l'apparte­nenza di Gravina al milieu dell'estrema destra italiana novecentesca con il suo bagaglio ideologico e mitologico, di cui fin dagli inizi del secolo si era fatto Vate Gabriele D'Annunzio. L'amicizia tra i due personaggi doveva, quindi, sorgere spontanea. Il loro epistolario non è, però come nota Antonella Er-colani organico nel tempo e nelle tematiche. Si tratta di biglietti conte­nenti comunicazioni immediate, informazioni occasionali o di servizio, scritte in fretta. Tali caratteristiche, tuttavia, non diminuiscono il valore storico di questa corrispondenza. Sebbene non apportino novità sostanziali a quanto già si conosce sul D'Annunzio guerriero, le lettere contribuiscono, infatti, a far rintracciare le radici più profonde del repertorio da cui si originarono i bei gesti e le connesse realizzazioni artisticne.
Lo scambio epistolare tra il poeta e Gravina iniziò nell'estate del 1915, subito dopo l'arruolamento volontario dell'ormai cinquantenne letterato ed il raggiungimento della sua destinazione a Venezia presso il Comando supremo. La corrispondenza si prolungò con cadenza quasi quotidiana durante il 1916 (anno in cui D'Annunzio fu costretto all'immobilità in conseguenza dell'inci­dente all'occhio destro), affievolendosi notevolmente a partire dal 1917. Anche se non scomparve mai del tutto fino al 1924, essa fu tenuta viva più che altro da Gravina, che cercò, senza peraltro riuscirci, di forzare in tal modo l'isolamento del poeta al Vittoriale.
II mondo di guerra rintracciabile nelle brevi comunicazioni è una realtà consistente nei nomi e nelle azioni che troveranno soltanto successivamente glorificazione nelle opere letterarie, perciò i personaggi o gli episodi bellici che nel Notturno o nei Taccuini si ampliano nella dimensione artistica, qui al contrario sono ridotti alla loro essenzialità. Si tratta di scambi di informa­zioni su progetti di offensive, servizi di ricognizione, riposi, in cui non com­paiono toni epici e trionfalistici. Questa attenuazione degli accenti entusiastici per l'azione azzardata o dei toni addolorati per le perdite di commilitoni e amici derivano sia dal carattere pratico delle informazioni, sia dalla presenza di un interlocutore, il Gravina, al quale non si deve dimostrare o manifestare ciò che è ampiamente condiviso. Per D'Annunzio, mistificare non risultava necessario, insomma, con chi non doveva essere convinto, incitato o fortificato, poiché sosteneva e spronava già da sé la realtà bellica, come dimostravano appunto le imprese dello stesso Gravina. Anzi, semmai proprio D'Annunzio, attraverso le informazioni ottenute, sembrò seguire l'esempio dell'amico nel pro­gettare azioni e studi di guerra. È probabile, quindi, che i suggerimenti di D'Annunzio ai comandi militari ad esempio le insistenti pressioni per l'at*