Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <363>
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vi si trovava, fu obbligato di ritirarsi a Pesaro, dietro le ini-
aaocie di molti rivoluzionari dei paesi limitrofi, che odiavano a
morte il Giacobini, per i numerosi arresti politici da lui eseguiti.
Pure a Forlimpopoli, le cose passarono tranquille, quan­tunque, il 25 settembre, nella piazza dove si vendeva la gra­migna, non si fosse mancato da qualcuno di affermare che, se il numero dei volontari presenti non lo avesse impedito, con molto piacere si sarebbero ripetute le gesta di Bimini.
A Mondaino, la sera del 10 settembre, Ercole Giuliani, Giu­seppe Baldolini, Francesco e Zeffirino Caffarelli, Antonio e Do­menico Giannucci, Sigismondo Zuccarelli, e pochi altri, partirono alla volta di Bimini, per prendere parte al noto tentativo contro la città. Nei giorni precedenti, essi avevano tenuto una riunione nella sala comunale, e, nel teatro del paese, si erano ingegnati a fabbricare palle di piombo, ottenendo anche dai vigili, addetti al locale verificatore delle sorgenti salse, tre fucili da munizione, col pretesto che servivano al verificatore stesso.
Pure la sera del 10 settembre, e per l'identico fine, parti­rono da Morciano, Serafino Giunta, Giuseppe Forlani, Giovanni Drudi, Giacinto Bellini, e altri. Quattordici in tutto, armati di fucili da caccia, e li guidavano Ottavio e Baimondo Bilancioni, e il figlio del sarto Michele Bonci, Ubaldo. La casa di questi Bonci, specie nei giorni di mercato, era il luogo di convegno dei rivoluzionari non solo di Morciano, ma anche dei paesi vicini, come Montescudolo, Saludecio, Mondaino, Cattolica, ecc., e non vi mancava qualche allegra fanciulla, specie una tale Masma di Bimini, che l'autorità ecclesiastica fece poi allontanare. Mi­chele, già condannato, per motivi politici, a 18 anni di galera, lo chiamavano, per il grande prestigio di cui godeva, il vero Dio, e, per il suo carattere affascinante, era circondato da larga schiera dì amici. Spesso, per motivi politici, si recava, nottetempo, a Bi­mini, Pesaro, e altrove, e fornito, com'era, di quattrini per la sua propaganda, largheggiava in sussidi, specie con i poveri che cadessero malati. Egli però non partì, la sera del 10 settembre, Tutti gli altri, per il eui mantenimento si era dovuto prendere in prestito da un tale Domenico Mariani, detto Frangino, qual­che diecina di scudi, fecero ritorno a Morciano tra il giorno 11 e la sera del 12 Venuto l'ordine di arrestarli, e perquisitene le case, senza trovare a loro carico prova alcuna di colpabilità, fug­girono a S. Marino, ma espulsi di lì, in seguito alle rimostranze