Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Sidney Sonnino. Secoli XIX-XX
anno
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1996
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pagina
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499
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Sidney Sonnìno e il Torniamo allo Statuto 499
la borghesia resti ostinatamente l'interlocutrice privilegiata, se non addirittura esclusiva, di Sonnino. Soltanto nel suo ambito politico avrebbero dovuto maturare le soluzioni o almeno il giusto modo di affrontare i problemi della società italiana,139) secondo un movimento discendente che dall'alto momento della egemonia , una volta assicurate le condizioni di governo per guidare lo sviluppo del paese, avrebbe raggiunto più ampi strati sociali momento del consenso per mezzo di una politica di riforme. Anche da questo punto di vista, di contenuto politico cioè, il Torniamo allo Statuto non esprime un orientamento puramente difensivo per le classi dirigenti, ma mira a precostituire le condizioni per una rinnovata e più estesa possibilità di guida delle forze liberali, previa una revisione di certi presupposti ideologici in campo economico-sociale, in concorrenza e in lotta con socialismo e clericalismo. Una sorta dunque di strategia attiva e di attacco, non un ripiegamento in se stesse delle forze borghesi, un loro arroccarsi autoritario.
Questo insieme di considerazioni cade a proposito per quanto riguarda alcune questioni cui può dar luogo l'interpretazione del Torniamo allo Statuto, a cominciare da una possibile definizione del regime prospettato da Sonnino, tenendo presente, prima di attribuire formule o etichette definitorie, che per lui il criterio discriminante è il potenziamento del carattere liberale delle istituzioni. Con questa avvertenza, l'ipotesi comunemente fatta di un cancellierato alla tedesca, nell'ambito di un governo costituzionale puro, sembra la meno plausibile perché non ci sono le basi per sostenerla. Il governo è effettivamente governo del Re, che nell'esercizio della corrispondente attività si serve di quegli strumenti che sono i ministri, i quali non hanno autonomia o rilievo costituzionale che vada oltre questo loro essere. Il rapporto di fiducia fra Re e ministri esiste solo di fatto, come elemento della scelta del sovrano, ma non configura una responsabilità politica in senso proprio. Questa esiste invece da parte loro nei confronti del Parlamento, come si è visto, a tutela della non responsabilità regia. Inoltre, Sonnino ha sempre esplicitamente respinto, anche alla Camera, accuse che gli venivano rivolte in questo senso,140) e, quel che
CÉT. in questo senso anche ivi, pp. 732-733, in cui, prendendo atto dell'avvenuta formazione in Italia di una nuova e larga corrente socialista o socialistoide , affermava che essa avrebbe potuto, se regolata e guidata, essere ragione di benefici effetti, giovando a rialzare le condizioni morali ed economiche degli operai e dei contadini e 'insieme a risvegliare nelle classi proprietarie e capitalistiche [...] il senso della necessità di ispirare ad un maggior spirito di fratellanza e di equità le loro relazioni coi propri soci di lavoro. Ciò non significava paternalismo, ma provvedimenti e legislazione sociale, sulla cui necessità aveva sempre insistito, anche in Parlamento. V. ad esempio, in polemica con i socialisti a questo riguardo, il suo intervento del 5 febbraio 1901, in Discorsi parlamentari, cit, voi. 3*, p. 4.
14) V. ad esempio il discorso alla Camera del 20 marzo 1901, ivi, p. 6, dove