Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sidney Sonnino. Secoli XIX-XX
anno <1996>   pagina <500>
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Rolando Nieri
più conta, ha criticato, come A è ricordato, k tendenza della politica ita­liana che portava, col crescente rilievo del potere ministeriale, al pre­dominio al suo intemo e in Parlamento, del presidente del Consiglio, che esso si,realizzava, come diceva .Sennino, una forma ibrida di cancel­lierato. Né si deve dimenticare per converso, che quando Sonnino si rife­risce all'istituto monarchico e ai suoi poteri, non pensa certo agli ambienti di corte e alle cricche reazionarie, ma esplicitamente allude alla sua missione storica di coesione e progresso nazionali, che rappresenta la prosecuzione di quella svolta nel Risorgimento.
Inutilizzabile ovviamente, è la formula di governo parlamentare. Nel contesto sonniniano essa ha una valenza negativa, è sinonimo di parla­mentarismo e conseguenza di quella confusione dei poteri, che -si ha quando il governo dipende dalle maggioranze parlamentàri, come loro espressione.
La definizione più appropriata è forse quella più direttamente desu­mibile dagli scritti di Sonnino. Per riunire tutti gli elementi che compon­gono il regime politico-istituzionale che Sonnino prospetta, si può dire fin dagli inizi della sua attività, bisogna parlare di monarchia liberale rappresentativa, basata sul principio della separazione dei poteri, a suf­fragio universale, con proporzionalità della rappresentanza. Tale estesa definizione può esprimere l'idea che gli è propria, che i principi liberali funzionino come criteri ordinatori dei contenuti democratici che le istitu­zioni devono acquisire.
Un'altra questione cui abbiamo accennato, più immediatamente poli­tica, è quella se Sonnino volesse o no, stabilizzare, con la proposta del Torniamo allo Statuto, il regime Crispino. Per quanto detto prima, un ruolo preminente del presidente del Consiglio, a guisa di cancelliere, è da escludere, ma lo è anche una prassi volta a mettere in mora il Par­lamento, delle cui vere funzioni Sonnino è difensore, non meno delle pre­rogative del sovrano. Come si è ricordato, egli mirava più generalmente a istituzionalizzare l'egemonia liberale, che di fatto era sempre esistita, anche se in maniera disorganica.
Questi problemi ci avvicinano all'altra questione, del regime dei partiti o meglio del bipartitismo. Sonnino è uno dei pachi esponenti della classe dirigente a rifiutare questo modello politico, ritenendolo un astratto dot­trinarismo. Vuole invece l'unità della parte liberale, nelle sue gradazioni, e la può porre come obiettivo proprio in base alla riforma che propugna. Come abbiamo ricordato, essa era suscettibile di agire come strumento
afferma che, per combattermi, si allude sempre ad una recondita dottrina di can­cellierato che mi si vuole attribuire e che non ho mai sostenuta .