Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <374>
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Ottorino Montmovesì
aammolla di una Incorna. Unità ci poi u Bonafava, passarono alla, cosa del caporale Gramantiori ohe pur disarmarono, asportando anche nn focile di ra­giono privala. Alla voce dei Morelli, conosciuti liberali fanatioi pei fatti del 1881, tanto fti lo spavento del Gramanèieri. da decidersi a saltare una finestra per involarsi. Lasciato il Bonafava ed associatisi a Federico Gnorri ni ed a Fe­derico Martini, disarmarono il volontario Marangoni Staccatisi poscia il Mo­relli ed il Longanesi, si nnirono a Giovanni Pnsi. di .Domenico, ad Ercolani od a Lodovico Melandri, ed invasero la casa del volontario Vincenzo Baldini-, cui tolsero sei fucili, un pistone od un: coltottoj'forzando alunno casso ohe crede­vano racchiudessero altre armi. Benché non si opponesse resistenza, il padre del Baldini fu percosso col fucile dal Melandri, ed il frateUo offeso con un colpo di stilo dal Pasi. E di già altro drappello guidato da Antonio Mirri, con il detto Melandri, aveva disarmato il volontario .Rotondi; altro guidato da Tommaso Lncci, Pietro Guorrini, il detto Mirri, re'lFietro Servidei, disarmava il sergente Bavagli; ed altro drappello guidato da Vitelloni e Gherardi si spin­geva alla casa del Tenente Biancoli, forcandone le porte, ed impadronendosi di nno squadrone. Operato cosi il disarmo di tutta la forza, e distribuite le armi a chi ne difettava, si riunivano tutti e marciavano sopra le carceri, .si­tuate nella piazza principale ed unite al palazzo governativo. Beltrami, Tonti, Pietro Gnerrini e Vitelloni fermavansi al difuori. Ercolani, Giovanni Pasi di Domenico, Zannoni, Ludovico Melandri, Contessi, Michele Brunetti e Cortesi, entravano nelle carceri, davano la liberta a nove detenuti, fra i. quali Am­brogio Spadazzi, Marco Abbondanti, Girolamo Calderoni, Alessandro Venturi e Tobia Montanari ingrossavano la turba. Ercolani o il detto Pasi si dierono poi a frugare nelle masserizie del custode, cui tolsero alcune armi esprimen­dosi comandiamo noi, e le armi- fanno per noi. Veduto nno stemma del regnante SOVRANO, affìsso ad una parete, lo spostarono, rovesciandolo sopra un armadio. In mezzo a questo dimostrazioni, Beltrami da fuori spediva Gio­vanni Berardi, Crispino Minguzzi, Crispino Spada ed Angelo Valeriani alla casa del cursore vescovile Terroni, per ritirare la tromba ed nn fucile, losche eseguirono, venendo la tromba consegnata quindi ad Antonio Mirri. Al suono di questa, tutti mossero verso la Colombina, ove altri si unirono staccando la marcia per Cotignola. Beltrami e Giovanni Pasi di Domenico erano a cavallo; una carrettella dol primo e due biroccini servivano ad altri, e fra questi al Vitelloni. Uno dei biroccini guidato da Domenico Savorelli, era di proprietà di Pietro Gnerrini, e vi si trovava il di Ini garzone Domenico Benazzi. La marcia staocavasi verso la prima ora dopo la mezza notte. E su questa circo­stanza di tempo e notevole, che mentre in BagnaoavaUo, sulla mezza notte, si consumavano i disarmi, i disarmatori tutti, benché divisi in drappelli e senza comunicazione tra loro, appalesavano gran pressa, imponendo ai disarmati di affrettarsi olla consegna, porche il tempo era trascorso. È pur notevole che sul ponte di Cotignola vedovasi, in quella stossa ora, gran turba di contadini di­visi in più gruppi, che, passeggiando con l'ansietà di chi attende persone nel-