Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno
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1921
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pagina
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378
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Ottorino Montenovetti
leranza, Pietro e Paolo Orfèi, tu quella terra avevano già frafctifietrto i semi, di corruzione sparsivi eia. un Uxm e ttoiucnioo Mancarti d'Imola, da Giova u-paolo Àzzaroli o da Agostino Mora-jidiì-,, e* ì qunlij.1 Giuseppe Foschia?, Paolo Piloni Venturini, Carlo Filimi Cudino;-' Pasquale Bertoni furon tratti nel desiderio di novità, cdl-ovvisi del movimento di Lago, del qnaie,con[scandalo do> fononi ed eooitauiento degli irrisolilef malvaggi, furono:" angosciosa ed inutile espettativffi.:
Bel breve scontro avvenuto, sull'alba del 28 settembre, alle Balze, tra i pontifìcii e le colonne dei rivoltosi che vagavano per l'Appennino, trattandosi di un episodio connesso alla ritirata dei rivoltosi stessi verso la Toscana, parliamo nel capitolo "VX
Nelle vicine Marcile, nulla accadde che valesse a turbare l'ordine e la tranquillità, e di questo rimase non poco malcontento un ufficiale dei carabinieri, il ten. Carlo Sagretti, delia-Tenenza di Senigallia, (1) che*inscenò un episodio clamoroso per; fare un po' di chiasso intorno alla sua persona, e ingraziarsi i superiori.
Il 30 settembre, infatti, egli scriveva a. JVIons. Governatore di Roma una lettera del tenore seguente:
MccélUnm Bev.mtt, Ho la fortuna di poter prevenire l'Eccellenza Vostra Rev;, ohe dopo
(1) Rinaldo Andreini, già da noi ricordato, nella sua Cronaca epistolare Sul 1843 al 1846, afferma che, poco prima dei tfaittì Sjnùni, e cioè nel mese di agosto, si sarebbe tennto in Senigallia mi convegno, per intendersi stilla maniera di far scoppiare il moto rivoluzionario. A tale convegno, di cui non abbiamo trovato traccia nei documenti d noi consultata avrebbero -preso parte rivoluzionari di diverse tendenze, da quella moderata a quella più propensa all'azione, che non riuscirono ad accordarsi. Rimase quindi libero il campo agli insofferenti oramai di ogni indugio. In realtà, non ci sembra il caso di esagerarne l'importanza. La rivolta romagnola del 1845, come le altre consimili, fu opera principale della Giovane Italia, la quale si servi degli elementi locali, affiliati a lei o con lei simpatizzanti, i quali tutti per la scarsezza del numero, l'influenza dell'ambiente e altre efjopstanze, non erano certo in grado di dar vita all'ideale massimo da lei vagheggiato: proclamare
cioè la repubblica.
E di questa opera preponderante della Giovane Italia, è prova tutto il lavorìo compiuto dal Renai* :e tì noi descritto, lavorìo che fu appoggiato largamente, come accenneremo in seguito, da uno dei più ardenti seguaci della stessa Giovane Italia. .Mfòfò ÉUippo Canuti cioè di Bologna, esule dai domìàft papali dopo i fatti d 'MH>