Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <380>
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Oltormo Montenovesi
gioia di una promozione, o, quando meno, di uno spedate enco­mio, sebbene, a sua discolpa, e per rifarsi in qualche modo dello scacco patito, se la prendesse col gonfaloniere di Senigallia, tale Domenico Rossi, a cui affibbiò l'epiteto di magnetite, e su cui fece ricadere l'intiera colpa dell'avvenuto.
Gli esuli.
Fuggiti da Eimini, il 26, come si è narrato, quelli che ave­vano preso parte ai moti rivoluzionari, (tranne 10 che sui bra­gozzi S. Antonio e Madonna del Rosario, preferirono imbarcarsi per Fiume, dove, però, furono subito arrestati dalla polizia au­striaca), trovarono un primo asilo nel territorio della fida re­pubblica di S. Marino. Da circa 60 che erano al momento della partenza, per via avevano visto scemare non poco il loro nu­mero, perchè parecchi,, specie i più giovani, dietro le sollecita­zioni del Renzi, il quale, accompagnando le parole col dono di scudi, affermava valer meglio soffrire in carcere qualche anno, che condurre una vita profuga , si erano decisi di fare ritorno alle rispettive case.
Ridotti quindi a 34, sfiniti dalla stanchezza e bagnati fino alle midolla dalla pioggia che diluviava, alloggiarono alla me­glio in una rimessa. Avevano portato con loro, caricate sopra un carro, doppiette e fucili da munizioni e da caccia, che depo­sitarono in una casa del borgo di Marino, presso un certo Vincenzo Michetti, fiero avversario del governo pontificio, il quale però se ne disfece subito, vendendole in segreto nei paesi circonvicini. Da 8. Marino mossero poi, quasi tutti, verso la To­scana, nell'intento di dirigersi a Livorno e ivi imbarcarsi, ed effettuarono tale disegno attraversando, con l'aiuto di guide, le montagne del Montefeltro, invano inseguiti dalle colonne dei ca­rabinieri del Montefeltro stesso e di S. Angelo in Vado, che ten­tarono di stringerli come in una morsa, e di obbligarli alla resa.
H confine toscano fu varcato in gran parte sotto il comune di Bestino, e le poche armi che ancora rimanevano vennero sot­terrate presso la casa di un tale Antonio Barboni, nella località Sasso Toscano. Di qua si procedette verso Borgo S. Sepolcro, dopo una sosta piuttosto lunga nell'altra località i Palazzi, sosta avvenuta per ordine della polizia toscana.