Rassegna storica del Risorgimento

1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno <1921>   pagina <385>
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liO piaccia di meco dividero sifatto divisamente pei compri bone e la comune siciiroKKft. che precipuamente eompronde quello e quella dei Sig.ri Parrochi, si degni d'Interessarle a favorirmi ad ogni occorrenza e presto, le notizie op­portune all'avvisato scopo. Io-assicuro 1' E. V., e può ben Ella accertare an­cora gTistessi Sigvri Parrochi, ohe tutto riunisco nelle mie mani, affinchè il segreto sia per modo conservato che altri noi sappia.
Nella dolce lusinga di benigno lavare dall'E. V., mi attendo un soddi­sfacente riscontro, e frattanto bacoiandole le mani, ecc.
Ma, a onore del clero romagnolo, nessuno dei parroci volle insozzare la sua stola sacerdotale, abbassandosi al mestiere di delatore, tanto che lo stesso cardinale, in altra sua lettera del 22 gennaio dell'anno successivo, a Mons. Governatore di Bontà, sfogava la sua amarezza confessando come, malgrado le reiterate insistenze, nulla, a tal proposito, avesse potuto ottenere.
Pur tuttavia, qualche arresto si riuscì a fare, e, a ogni buon fine, fu trasmesso ai rappresentanti della Santa Sede all'Estero, per il periodo dal 1843 in poi, un elenco dei sudditi pontifìcii, compromessi per cause politiche.
Oome si è detto al principio di questo capitolo, alcuni dei profughi preferirono rimanere nel territorio della repubblica di S. Marino, sapendo bene che, con ogni probabilità, non vi a-vrebbero ricevuto molestie. E noto infatti, che un fiero nemico, nell'ultimo periodo della sua travagliata esistenza, ebbe il go­verno papale in quella repubblica, nemico ben pericoloso, poiché, se ufficialmente era con esso in rapporti cordiali, in realtà in­coraggiava qualsiasi moto rivoluzionario si ordisse nello stato sottoposto a quel governo medesimo, accogliendone ospitalmente coloro che vi cercassero scampo alle persecuzioni e al carcere.
Durante il 1845, la piccola e gloriosa repubblica era stata, diremmo quasi, un centro di arruolamento per quanti volevano partecipare alle imprese che si sarebbero tentate nelle Bomagne, e da S. Marino, dove carri di armi erano sempre liberamente entrati, era scesa, la sera del 10 settembre, quella colonna di 200 rivoluzionari, che avrebbe dovuto marciare su Bimini.
E anche quando la rivoluzione, che scoppiò poi alcuni giorni dopo, fu fallita, a 8. Marino, come si è veduto, nei primi mo­menti di trambusto, trovarono riparo coloro ohe vi si erano compromessi, e solo il successivo novembre, dietro energiche rimostranze della Suprema di Stato pontificia, il Consiglio de­cretò ohe, nel termine di dieci giorni, dovessero i medesimi