Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secolo XIX
anno
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1997
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Gian Biagio Furiosa
all'Italia centrale. Cercò di sapere se il Governo piemontese avesse posto ostacoli alla spedizione, oppure se l'avesse aiutata; dalla risposta a questa domanda dipendeva naturalmente la possibilità che egli abbandonasse la sua diffidenza verso la politica cavouriana.
Nell'ottobre del 1860, pochi giorni dopo la liberazione dell'Umbria, Fabretti potè finalmente tornare, dopo 11 anni, a Perugia, accolto con grande affetto da tutti gli amici. Vi restò soltanto per qualche settimana e il suo primo pensiero andò alle tristi condizioni economiche e culturali dell'Università, per la quale auspicò una rapida ripresa.
Il 15 gennaio 1861, in occasione delle prime elezioni politiche del nuovo Regno d'Italia, gli giunse a Torino una lettera di Benedetto Monti, commissario di Perugia della Società Nazionale Italiana, con la quale lo si informava che moltissimi elettori ed il popolo tutto lo acclamavano quale candidato nel secondo collegio di Perugia, mentre nei primo era candidato Gioacchino Napoleone Pepoli. H Monti gli faceva presente che un Comitato elettorale, ispirato dall'aristocrazia e da esponenti legati al Governo, caldeggiava per il secondo collegio la candidatura di Nicola Danzetta, ritenendo che il mazzinianesimo e l' avanzato liberalismo del Fabretti lo avrebbero collocato sistematicamente in opposizione al Ministero, pregiudicando gli interessi della Nazione. Monti gli chiese dunque, insieme all'accettazione della candidatura, una lettera in cui esponesse le linee del suo programma politico.17)
Alcuni giorni dopo, Fabretti rispose con una lettera che venne anche diffusa sotto forma di volantino stampato dalla tipografia Battelli. Osservò in primo luogo che non vi erano, a suo parere, veri partiti politici in Italia, in quanto l'ossequio alla monarchia costituzionale accomunava ormai tutti. Più che una questione di princìpi o di forme politiche vi era, in sostanza, una questione di uomini: da una parte, quelli disposti ad un ossequio servile verso potenze straniere, dall'altra quelli desiderosi di vedere spiccata l'iniziativa nazionale, anche se lontana dagli avventati consigli. Io precisava tengo da questa parte. E aggiunse: Vorrei che i nostri deputati, mirando a Roma e alla Venezia, affrettassero gli armamenti, non per determinare la guerra immediata, ma per tenerci pronti ad ogni evento minaccioso. Occorreva pensare, poi, alle riforme amministrative e di politica economica; procurare nuova vita alle province italiane, accordando alla loro rappresentanza tutta quella autorità che non indebolisse l'unità nazionale; sollecitare i comuni all'incameramento dei beni ecclesiastici e con il ricavato provvedere alla indigenza, alla educazione, all'istruzione, ad opere di pubblica utilità.
,?) La si veda in G. B. Fmuozzi, AriodanU Fabretti tra Mavgjni e Garibaldi cit, p. 36.