Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secolo XIX
anno
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1997
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pagina
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153
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A rio dante Fabretti politico 153
Il giorno successivo inviò una seconda lettera, dicendo di aderire completamente al programma del Comitato elettorale bolognese, che gli era appena pervenuto. Un programma che prevedeva i seguenti sette punti: 1) Unità d'Italia sotto la monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele; 2) Mantenimento delle prerogative del re e del Parlamento; 3) Liberazione sollecita della Venezia, affrettando nel contempo la fine dell'occupazione militare di Roma, naturale capitale d'Italia; 4) Rafforzamento dell'esercito e della marina; 5) Sostegno al Governo perché conducesse una politica di alleanze senza protezione e senza dipendenza; 6) Pur nel mantenimento dei princìpi, perseguimento di una conciliazione nei mezzi con gli uomini che avevano contribuito alla liberazione della Patria; 7) Migliore ordinamento della pubblica amministrazione.18)
Come si sa, Fabretti non fu eletto. Si è osservato che ciò avvenne perché il suo programma non costituiva un'alternativa credibile al trionfante moderatismo , non prevedendo un grande progetto di trasformazione sociale.19) Ma va considerato che il momento storico non era ancora aperto alla questione sociale, e anche il fatto che non si votava più con il suffragio universale, come era avvenuto nel 1849 e anche in occasione del plebiscito di due mesi prima. Gli elettori erano ora poche centinaia, appartenenti a gruppi sociali non certo interessati a proposte di riforma che andassero a colpire i loro interessi. Fabretti, in sostanza, non fu eletto perché, nonostante l'espressa accettazione delle istituzioni vigenti, non riuscì evidentemente a superare la diffidenza dei moderati verso di lui
Nel marzo 1862 l'Associazione Liberale Italiana di Gubbio, guidata da Angelico Fabbri, lo designò quale suo delegato all'assemblea nazionale convocata a Genova e, pochi giorni dopo, lo nominò socio onorario.20) Fabretti fu presentato alla Camera, dai gruppi della sinistra, anche nelle elezioni dell'autunno 1865. Glielo comunicò questa volta Annibale Vecchi, informandolo che la Società operaia aveva designato lui e Coriolano Monti.21) La democrazia gli scrisse ancora il Vecchi - si sente forte di nuova vita e vuole ordinarsi e vuole un capo. Hanno detto di Pianciani, ma chi d stima e direi quasi t'idolatra non può dipendere che da te .22) Ma neanche questa volta fu eletto.
Per le consultazioni del 1867, causate da uno scioglimento anticipato della Camera, Fabretti scrisse egli stesso a Vecchi di essere disposto ad accettare di nuovo la candidatura, chiedendo soltanto di non essere messo
m ìbidem.
F. Bozzi, op. àt.t p. 36.
w Cfr. BIBLIOTECA AUGUSTA PERUGIA (B.A.P.), Ms. 2217-1-27 e Ms. 2217-1-35.
W jW,M*. 2187.
22) in A. GROHMANN, Perugia. Bari, 1990, pp. 32-33.