Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <156>
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156 Gian Biagio Furiosi u
ricordato, da ultimo, un manifesto a suo sostegno della Giovine Deruta, teso a smentire che egli fosse di mente esaltata.39)
Ma, a spaventare i timorosi elettori, era intervenuto l'episodio della Comune di Parigi, che i moderati perugini, è stato osservato, seppero sfruttare al meglio, per loro uso interno.40) E a farne le spese fu, ancora una volta, il Fabretti, che non per nulla negli ambienti reazionari veniva definito, peraltro del tutto impropriamente, il cavaliere rosso.41)
Nelle elezioni politiche del 1874, causate anche questa volta dallo scioglimento della Camera, lo troviamo nuovamente candidato nel primo Collegio di Perugia, contrapposto ancora a Coriolano Monti. Questa volta a promuovere la sua candidatura, insieme a quella di Aurelio Saffi, fu il Comitato elettorale progressista (diretto tra gli altri da Annibale Vecchi, Ulisse Rocchi e Leopoldo Tiberi) che coinvolse nel sostegno alla candida­tura anche la Società operaia e la Società artistica, allo scopo di concen­trare le forze del partito liberale indipendente e di coordinarle ad un solo intendimento.4 In un manifesto elettorale Fabretti veniva definito uno di quei venerandi patrioti che accettando l'attuale reggimento politico non ha però accettato le inverecondie e le follie di un partito che da se stesso si proclama indispensabile.43)
Da parte sua, Fabretti scrisse una lettera al giornale La Provincia che lo appoggiava con decisione per far sapere di condividere il pro­gramma formulato da quella parte dell'opposizione parlamentare che aveva preso il nome di Giovane Sinistra.44) Faceva capo a De Sanctis e Cop-pino e si distingueva dalla Sinistra storica perché anteponeva le riforme arninimstrative a quelle politiche.45) Siccome il Corriere dell'Umbria lo ac­cusò di mostrarsi indeciso sulla questione del rapporto Stato-Chiesa (fu definito addirittura papalino), egli inviò l'il novembre una seconda let­tera per precisare che una conciliazione per ora e per lungo tempo non è né sarà possibile o sarebbe menzognera . Sul piano generale, aggiunse, la Nazione si attendeva dal Parlamento la riforma progressiva in ogni ramo della pubblica amministrazione , l'attenuazione dell'accentramento e
3) B.A.P., M*. 2217-1-45.
F. Bozzi, "Politica e istitmoni tra 1870 e 1922, tu A. GROHMANN, Perugia cit, p. 175.
41> Qk. R BAR'XOGCINI, La lotta politica in Umbria dopo l'Unità, in AA.VV., Prospet­tive di storia umbra nell'età del Risorgimento, Perugia, 1973, p. 239.
42j In R Bozzi, Annibale Vecchi cit, p. 107.
* In G. B. FURIOZZJ, Ariodante "Fabretti tra Mastini e Garibaldi cit, p. 68.
**) La Provincia, 2 novembre 1874.
> Cfe Gì. CANDELORO, Storia dell'Italia moderna, voi VI: 187 Ut 896, Milano, 1972, pp. 26-30.