Rassegna storica del Risorgimento
Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno
<
1997
>
pagina
<
168
>
168
Carlo M. Fiorentino
adunque di fare questa proclamazione nel cortile dei Papagalli [sic] o di San Damaso, ma si teme che agli occhi della cattolicità questo modo venga considerato come una mancanza della formalità la più essenziale, cioè della proclamazione pubblica del Pontefice.
Nella lettera dell'I 1 febbraio l'esule polacco smentiva la notizia diffusa dai giornali, secondo la quale, a detta degli stessi membri del S. Collegio, nessun paese come l'Italia poteva garantire il migliore andamento del conclave. Alcuni cardinali avevano, anzi, affermato che diverse potenze si erano offerte di dare ospitalità al S. Collegio. Inoltre l'esule polacco smentiva recisamente anche la voce diffusasi negli organi di stampa, secondo la quale i governi cattolici non avrebbero riconosciuto un papa eletto fuori di Roma. Riguardo, infine, ai rapporti instauratisi tra i cardinali in quella prima fase dei lavori per il conclave, Rulczycki asseriva nella stessa lettera che Hohenlohe e Berardi erano avversati e quasi tenuti per lebbrosi dai loro colleghi, il primo perché sospettato di favorire la Prussia, il secondo che correva addirittura il rischio di venire completamente segregato dal Conclave per gli stretti legami di amicizia del fratello con il Nicotera.
Un ruolo di spicco sin dai primi giorni dopo la morte di Pio EX l'aveva assunto, come d'altra parte era nelle sue facoltà istituzionali, il card. Pecci, che aveva spiegato immediatamente dopo la morte di Pio DC una straordinaria energia nel condurre le cose in Vaticano. Il cardinale camerlengo , scriveva a questo proposito Kulczycki nella lettera del 13 febbraio, ha scoperto una quantità di abusi nel Vaticano, ed è stato senza pietà. Ha castigato e cacciato molte persone. Egli prende misure rigorosissime onde il laicato non abbia più influenza negli affari della Chiesa, ed è in completa rottura colla Società degli interessi cattolici, che aveva preso un tale sopravvento sotto Pio IX, e che ora osteggia apertamente il Pecci. Questo atteggiamento autoritario aveva in parte alienato al Pecci le simpatie dei cardinali italiani, che sembravano orientati ad eleggere papa il card Sacconi. Tuttavia, asseriva ancora il Kulczycki nella
Appendice, doc. n, 2.
' Appendice, doc. n. 3. Sull'ostracismo mostrato dagli altri cardinali aU'Hohen-lohe, v. R. DB CESARE Il conclavi di Leone XIII, cit, p. 43. Riguardo al Berardi, invece, non gli giovò forse ìl tentativo del fratello Filippo, di cui erano effettivamente noti i suoi legami con il Nicotera fin dagli anni Sessanta, di recarsi in Vaticano per fare delle ambasciate per conto del governo italiano al card. Pecci (ivi, pp. 154-155). Sul card Giuseppe Berardi (1810-1878), v. la voce di M. X TAMASSIA, in DBIt 8, Roma, 1966, pp. 762-763; e sul fratello Filippo (1830-1895), la voce di B. Di PORTO, /, pp. 756-757.
' Appendice, doc n 4.
' Anche il Guiccioli, lo stesso giorno dell'elevazione al soglio pontificio dell'arcivescovo di Perugia, confermava nel suo Diario quanto asserito dal Kulczycki: Pare