Rassegna storica del Risorgimento

Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <170>
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Carlo M. Fiorentino
omaggio al nuovo pontefice, come nella tradizione, dopo la sua proclama­zione dalla loggia di S. Pietro urbi et orbi*X) E su questa strada sdrucciole­vole il governo si incamminò anche nei giorni successivi, con la circolare del ministro dell'Interno che vietava ai prefetti del Regno di partecipare pubblicamente alle manifestazioni religiose in onore del nuovo papa. Peraltro questa ed altre circostanze avevano determinato il S. Collegio e lo stesso Leone XIII a non celebrare la solenne cerimonia della consacra­zione nella basilica di S Pietro, come nella tradizione, bensì nella Cappella Sistina, alla sola presenza della corte pontificia e dei rappresentanti delle potenze cattoliche presso la S. Sede.44*
Al fine di superare queste prime frizioni tra Chiesa e Stato dopo il conclave Rulczycki auspicò nella lettera del 5 marzo che Umberto I si inducesse a fare delle aperture alla S. Sede in occasione del discorso della
La notizia dell'elezione del papa fu data alle 13 e un quarto del 20 febbraio, secondo la tradizione, dalla loggia maggiore del gran portico della basilica Vaticana dal card. Caterini con la formula canonica: Jinnuntio vobis gaudìum magnum. Habemus Papam ; mentre la benedizione ai fedeli Leone XED l'impartì tre ore dopo dal finestrone di mezzo del portico, verso l'interno della basilica (La Civiltà Cattolica, s. X, voi V (1878), pp. 615-618). E significativo che al momento della proclamazione del nuovo papa in piazza S. Pietro fosse presente fra la folla dei fedeli anche Emilio Visconti Venosta con la sua famiglia, che di quell'elezione era stato uno dei maggiori artefici dal punto di vista diplomatico, avendola preparata si può dire almeno dal 1872 (v. A. Guicaou, Diario di un conservatore, cit, p. 33; R DE CESARE, Il conclave di Lione XZ27, cit, p. 264; e C.M. FIORENTINO, La malattia di Pio IX, cit, p. 194).
' H governo italiano aveva giustificato il suo silenzio con il fatto che il Vatica­no non gli aveva dato comunicazione ufficiale dell'elezione di Leone XTTT, come era accaduto attraverso i nunzi apostolici con le altre potenze (v. E. SODERINI, Il pontifi­cato di Leone XIII, cit, voL II, p. 12).
In particolare il 24 febbraio si era tenuta al teatro Corea una manifestazione anticlericale che chiedeva l'abolizione della legge delle guarentigie, e qualche giorno dopo lo stesso Caspi si era preoccupato d'interrogare il Consiglio di Stato intorno al carattere della legge del 13 maggio 1871, se si dovesse considerare una legge fonda­mentale dello Stato. L'organo consultivo rispose affermativamente con parere del 2 marzo successivo, ma l'opinione cattolica in particolare, probabilmente a torto, ebbe tuttavia l'impressione che con quell'atto Crispi volesse mettere in dubbio la legislazio­ne garantista nei confronti della Chiesa della Destra Storica, da due anni non più al potere (v. G. MANFRONI, Sulla soglia del Vaticano, cit, p. 409; E. SODERINI, Il pontifi­cato di Lione XJXl, cit, voi II, pp. 11-12; CM. FIORENTINO, Dalle Stanne del Vatica­no: il Venti Settembre e la prolesta della S. Sede 1870-1871, in Arcbivum Hìstoriae Pomificiae, 28 (1990), pp. 319-320).
) Sulle motivazioni che spinsero Leone XIII a non impartire la benedizione, v. Cronaca contemporanea, in La Civiltà Cattolica, s. X, voi. V (1878), pp. 747-749; R. DE CESARE, Il conclave di Leone XIII, cit, pp. 287-292; e G. MANFRONI, Sulla soglia del Vaticano, cit., pp. 405-414. È curioso rilevare come, riguardo all'incoronazione di Leone XIII, il Soderini non tenga parola, nonostante l'abbia segnalato nell'indice (E. SODERINI, Il pontificato di Leone XIII, cit, voi I, p. X).