Rassegna storica del Risorgimento

Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <172>
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Carlo M. Fiorentino
genti di casa nostra, anche gli ambienti più retrivi francesi e austriaci che temevano, in particolare, l'abbandono da parte della S. Sede della linea del non expedit. Gli stessi giudizi della stampa italiana a questa nomina furono positivi, ed attribuivano all'influenza del nuovo segretario di Stato vaticano i primi atti dei pontefice, che sembravano confermare quella maggiore distensione nei rapporti della S. Sede con l'Italia che non si era conosciuta al tempo di Pio IX.
A turbare questo possibile inizio d'intesa fra l'Italia e la S. Sede so­pravvenne la morte del card Franchi il 31 luglio 1878, pochi mesi dopo, quindi, la sua nomina a segretario di Stato. Kulczycki, così come una parte della stampa del tempo, quella più orientata in senso anticlericale, non ebbe difficoltà ad attribuire quella morte ad un complotto consumato in Vaticano:
La morte del Cardinale Franchi è un avvenimento gravissimo. Io ne parlai con persone intime del Papa, che mi confessarono la verità. Sembra che il cardinale sia morto di veleno, perché dopo gli atroci dolori e il violentissimo vomito che pose fine ai suoi giorni, il suo cadavere diventò nero come carbone, e la carne si staccò dalle ossa. Ora don Mariano, segretario del defunto cardinale Amat, amico personale del Papa, è morto l'altro giorno, in 48 ore, dell'istessa
Vannutelli, Mons. Volpini O. P., ed altri che all'amore vivissimo per la Chiesa ne univano altrettanto per l'Italia (Ilpontificato di Leone XZ2J, ci, voL II, p. 10).
In una lettera del 5 luglio 1878, Luigi d'Ondes Reggio scriveva allo zio Vito d'Ondes Reggio: [...] il conte Blome, già ministro austriaco, e il conte Pergen, altro ex diplomatico ed ora capo del movimento cattolico dell'Austria, dai quali [sic] fin tutti erano spaventatissimi per gli intrighi sempre crescenti che si fanno intorno al papa perché permetta ai cattolici di andare alle elezioni politiche. Il conte Blome fu arcicontento di sapere ch'Ella lavora a paralizzare cotesti intrighi e confida assai nel di lei appoggio. Senza essere mai stato amico del cardinale Antonelli, mi disse che l'attuale segretario di Stato gli pareva di gran lunga inferiore al cardinale suddetto, pochissimo conoscitore dell'Europa, privo di idee larghe, ma astuto e capacissimo dì stringere e fabbricare intrighi (cit. in G. DE ROSA, Storia del movimento cattolico in Italia. Dalla restauratone all'età gioiitliana, Bari, 1966, p. 231, in nota).
' Per contro la stampa cattolica e la rivista dei gesuiti in particolare si sforza­rono sin dall'indomani dell'elezione di Leone XIII di dimostrare il contrario, cioè la continuità della politica di Leone XIII con quella di Pio IX (v. La Divina Provvidenza nell'elezione del Sommo Pontefice Leone X77T, in La Civiltà Cattolica, s. X, voi. V (1878), pp. 641-652; La conclusione dell'Enciclica di Leone XIII. Il papa e il mondo cattolico, Mj s. X, voL VII (1878), pp. 5-15). La stessa lettera di Leone XEQ al card vicario Monaco la Valletta sulla difficile situazione che viveva la Chiesa in Roma (ivi, pp. 129-136), con fermava, almeno in parte, le valutazioni di quella rivista. Ma anche una cronista del tempo di parte liberale, come Emma Perodi, doveva scrivere a tal proposito: Il nuovo Papa faceva poco parlare di sé. In primavera aveva rivolta una mite allocuzione [del 28 marzo4 1878] ai cardinali, nella quale pareva che soltanto prò forma rivendicasse i diritti sul potere temporale; ma poco dopo una violenta enciclica [del 21 aprile 1878] distrusse 1 effetto di quella prima e moderata manifestazione della sua volontà (E. PERODI, Roma italiana 1870-1895, a cura di B. BRIZZI, Roma, 1980, p. 353).