Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno
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1921
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pagina
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397
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1 casi di Bomagna 307
Rinnova le lamentele contro il governo francese, per ìì modo col quale tratta i rifuggiatì. Compiange lo stato infelice di Celli, e chiede se sia vera la consegna alle autorità pontificiedel povero Benzi .
Lo stesso, ad Apollonia Gianini, a Biinini da Marsiglia 1 febbraio. (Nell'interno, la lettera è indirizzata invece al fratello Giacomo).
Dice di avere scritto altre lettere, ma di non avere ancora dato notizie del suo viaggio a Bastia e a Marsiglia. Bacconta quindi che il 1 dicembre partì da S. Mai-ino col fratello Angelo, alla volta della Toscana, nella speranza di poter rimanere colà. Appena giunti, furono obbligati a recarsi al commissariato di polizia, a Borgo S. Sepolcro, e poi ad Arezzo, e avendo essi un passaporto di S. Marino, sentirono dirsi che, in seguito a concerti presi col governo pontifìcio, come rifuggiatì, non dovevano rimanere in Toscana, ma fare ritorno nello stato del papa, con la sola facoltà di poter scegliere il luogo di confine dal quale infcrodurvisi. Preferirono quello di Modigliana,ove rimasero per tre giorni, e ottennero di andare a piede libero al confine; invece, di notte, con l'aiuto degli amici, noleggiarono una vettura per Livorno, e ivi giunti, s'imbarcarono per Bastia. II 13 dicembre approdarono in Corsica, e là pure un commissario politico, non trovando regolare il loro passaporto, volle chiedere il parere del vice prefetto, che rispose essere necessario farli partire per Marsiglia; però, dietro i buoni uffici di alcune autorevoli persone, ottennero, di settimana in settimana, una proroga di più di un mese, e poi s'imbarcarono realmente per Marsiglia, i nella quale città al presente si trovano, costretti ad abitare in una sola camera, insieme con Fiorani, Bottini, Orducci e altri.
Si raccomanda l'invio di qualche soccorso, e si prega di sentire da Daniele Serpieri se ha ricevuto lettere e una obbligazione del cav. Francesco Picchi, di Borgo S. Sepolcro, per far avere un po' di denaro al Fiorani, che vive in grande miseria. Lo stesso, a Benedetta Giacomini, a S. Marino 1
febbraio.
La chiama sua amante, e le narra brevemente il suo viaggio in Francia, dolendosi del gesuita granduca di Toscana, al quale, come a un piccolo tirannetto prevede guai. La prega inoltre di mandare le sue robe e il suo schioppo a Bi-mini, d'onde gli verranno rispediti.