Rassegna storica del Risorgimento
Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
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1997
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Il conclave di leeone XIJ1
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Come si è detto, il nuovo rimpasto avvenuto in Vaticano sembrava fare cadere ogni aspettativa in coloro che si attendevano una politica pontificia più conciliante verso l'Italia. " Tuttavia, nonostante le prime apparenze ed i timori suscitati nei liberali italiani ed europei, la politica vaticana non conobbe bruschi cambiamenti nelle linee fondamentali già impostate dallo scomparso segretario di Stato. Leone XIII che attraverso il card. Nina, anch'egli in odore di transigentismo,551 poteva controllare più direttamente la politica vaticana rispetto ai mesi passati con il Franchi prosegui la politica di avvicinamento con la Francia repubblicana e con la Germania bismarckiana. Lo stesso atteggiamento del pontefice verso l'Italia, nonostante certe apparenze, non sembrava respingere del tutto la possibilità di un avvicinamento. Di ciò era convinto Kulczycki, che riteneva non si dovesse dare peso alla lettera del papa al card. Nina, nella quale ancora una volta si rivendicava il potere temporale. Scriveva infatti l'esule polacco al Correnti nella lettera del 3 ottobre 1878:
Ho parlato colle persone che circondano il Papa della sua lettera al cardinal Nina, e non vi è nulla di più ingiusto che quello che ne dice la stampa italiana ed anche estera. Il Papa non ha pensato affatto ad isolar l'Italia, anzi, scrivendo e facendo pubblicare tale lettera non ha punto pensato alla politica. La ragione vera della pubblicazione della medesima è il terribile deficit che si aveva nell'obolo di S Pietro. H Papa seppe che questo deficit era opera dei Gesuiti, che andavano sussurrando in tutta Europa che egli aveva transatto e rinunziato al potere temporale, tradito i suoi giuramenti e steso la mano al governo italiano. H Santo Padre, informato di questi intrighi, che paralizzavano il partito politico cattolico, che dà più denari dei semplici fedeli, fece ammonire severamente il Padre Beckx, generale della Compagnia di Gesù, due o tre settimane fa. Tuttavia per distruggere
G. iGNEStt, Francia e Sani a Sede, cit, p. 29. Anche il Manfroni, che aveva conosciuto il card. Nina ai tempi in cui questi ricopriva la carica di segretario del Sant'Uffizio, l'aveva trovato oltre che molto cortese, temperatissimo nelle idee {Sulla soglia del Vaticano, cit, p. 438). In Austria la nomina del Nina fu accolta con una certa perplessità, essendo convinti a corte che Leone XIII avrebbe scelto per quella carica il card. Jacobini, già nunzio apostolico a Vienna (Di Robilant a Corti, Vienna, 13 agosto 1878, in DDI, serie II, voi. X, p. 466).
** Cfx. G. iGNEsn, Francia e Santa Sede, dt, p. 329.
n* Cfr. E. SODERINI, Il pontificato di Leone XIII, cit., voi. II, pp. 3 sgg.
Nella lettera del 27 agosto 1878 che accompagnava la nomina del nuovo segretario di Stato Leone XIII, nel riassumere i primi atti del suo pontificato, si era tra l'altro soffermato sulla difficilissima condizione creata al Capo della Chiesa in Italia ed a Roma, dopo che fu spogliato del temporale dominio, che la Provvidenza da tanti secoli gli aveva concesso a tutelare la libertà del suo spirituale potere (Lettera della Santità di Nostro Signore Leone Xffl. a Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Lorenzo Nina Segretario di Slato, in La Civiltà Cattolica, s. X, voi Vili, pp. 129-134 (cit p. 131); v. anche l'articolo di commento alla lettera del papa: Sgomento della rivolutone italiana prodotto dalla lettera di Papa Leone XHI, ivi, pp. 135-144).