Rassegna storica del Risorgimento

Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <177>
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Il conclave di Leone XIII
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mento della questione romana. Ma non è neanche escluso che le notizie fornite da Kulczycki a Correnti fossero del tutto autentiche e dovessero costituire la base di trattative ufficiose tra le due autorità civile e religiosa da portare a termine in tempi non lontani, dato anche lo stato critico in cui si trovavano le finanze pontificie agli albori del pontificato leoniano.
Ad esempio, riguardo alla partecipazione dei cattolici alle elezioni po­litiche, Kulczycki asseriva che Leone XIII non ne era affatto contrario, ma che erano stati i vertici del movimento cattolico a consigliarlo a confer­mare il non expedit.
Il Papa desiderava che il partito cattolico prendesse parte alle elezioni, ed è perciò che la Penitenzieria Apostolica ha ritirato, in via confidenziale e nelle istruzioni date al clero, il non expedit precedente. Tuttavia l'altro giorno il Papa incaricò una persona del patriziato romano, la quale venne a parlargli della necessità di prendere parte alle elezioni, d'interrogare prima di tutto i personaggi più distinti e più influenti del partito cattolico a Roma intorno alle loro disposi­zioni e modo di vedere in questa quistione. Leone XHI designò eziandio alla suddetta persona quelli che essa doveva interrogare, e fra i quali notavasi in primo luogo il principe Don Marcantonio Borghese. La persona fece il suo giro e scandagliò l'opinione e l'animo di tutti. Ora tutti senza eccezione risposero che non volevano assolutamente recarsi alle urne poiché (era, credo, Borghese che parlava e riferisco senza modificazioni le sue espressioni) nessuno di loro poteva mettersi a concorrere con una canaglia "sic" simile, né un principe romano od altro distìnto personaggio trovarsi a contatto presso l'urna con un Petruccelli della Gattina. La persona incaricata ritornò dal Papa e gli rese conto della sua missio­ne. E come volete, disse Leone XIII, che io li mandi alle urne se i principali, quelli che dovrebbero dare l'esempio, non ci vogliono andare? Sarebbe sommo sfreggio sic per la mia autorità di fare fiasco dando uno stimolo che rimarrebbe senza effetto.
Quindi le persone che contornano Sua Santità si affrettarono a pubblicare nel!' Osservatore romano la nota relativa all'astensione.
Però, lo ripeto, il non expedit era stato ritirato e la facoltà concessa ai con­fessori non solo di permettere ai cattolici di votare, ma anche di farsi eleggere. Ma l'attitudine dei personaggi più influenti del partito cattolico decisamente ostili alla partecipazione, indusse il Papa a non sbilanciarsi ufficialmente per non creare una scissione e non avere contrari quei che vogliono essere più papalini del Papa stesso.
Mi fu pure risposto che se il progetto del Santo Padre avesse potuto attuar­si mercé la buona volontà del partito che mancò, i cattolici avrebbero probabil­mente come il ToscanelK votato in favore del Governo.
} Cfr. B. LAI, Finanze e finanzieri vaticani tra l'Ottocento e il Novecento. Da Pio DC a Benedetto XV, Milano, 1979, pp, 82 sgg.
6,) Interpolazione di Kulczycki.
* Lettera a Correnti del 6 maggio 1880.